La vecchia discarica costa 170mila euro ogni anno
A più di 20 anni dalla chiusura il Comune continua a sborsare la somma Il motivo è la gestione ordinaria degli interventi del sito ormai dismesso
L’AQUILA. Il Comune dell’Aquila (e quindi tutti i cittadini), a più di venti anni da quando è stata chiusa, continua a sborsare quasi 170.000 euro all’anno per “la gestione ordinaria degli interventi post-chiusura della ex discarica comunale la Cona”.
LA STORIA. La Cona è stata la sola discarica indifferenziata attivata nel territorio comunale (tutti gli altri tentativi, da Tempera a monte Caticchio di Paganica, per finire a monte Manicola, fra San Gregorio e Paganica, furono bloccati dalla protesta delle popolazioni locali). La discarica, che fu localizzata nei pressi di Collebrincioni, fu aperta il 10 aprile del 1984. Prima i rifiuti erano stati gestiti da una ditta di Bergamo, poi furono bruciati in un venefico inceneritore nei pressi di Onna lungo la statale 17 e infine ammassati in una zona del cimitero del capoluogo. Nel giugno del 1986 la giunta comunale approvò il progetto di adeguamento dell’area della Cona che prevedeva l’impermeabilizzazione del fondo dello scavo e delle pareti. Nell’aprile del 1993, l’Azienda servizi municipalizzati (Asm) comunicò – come è ricordato in una recente delibera – sulla base di una perizia geologica, “di non poter continuare con l’attività di smaltimento a causa dell’instabilità dei rifiuti abbancati”. A quel punto il Comune dell’Aquila fece propria e approvò “la proposta progettuale della Deco srl che prevedeva la bonifica, il risanamento, la chiusura e l’utilizzo degli spazi residui (80.000 metri cubi) della discarica, spazi scaturiti a seguito dei lavori di consolidamento e adeguamento funzionale”. La Regione autorizzò l’utilizzo provvisorio della discarica, di fatto fu una proroga. Una volta ultimati gli interventi di “bonifica e sistemazione finale” la Cona fu definitivamente chiusa nel gennaio 1998, ventuno anni fa.
LE ALTERNATIVE. Nel frattempo furono cercate alternative. Ma ogni posto scelto per la nuova discarica – appena la notizia approdava sui giornali – veniva contestato dalle popolazioni interessate che si sollevavano contro l’amministrazione, di qualsiasi colore politico fosse. Accadde, oltre che a Tempera e Paganica (dove si tentò anche con l’ex cava Teges che dopo il sisma è stata utilizzata per smaltire le macerie) a Roio, a Preturo, a Pile. Fatto sta che dal 1998 i rifiuti degli aquilani finiscono in altre discariche del territorio abruzzese (da Lanciano, ad Atri, a Sulmona, alla Marsica) con conseguente aggravio di costi per il trasporto. Chiudere la Cona non fu però operazione facile . Il gestore della discarica (l’Asm) in base alla legge è “responsabile della manutenzione, sorveglianza e controllo nella fase post-operativa per tutto il tempo durante il quale la discarica può comportare rischi per l’ambiente. La manutenzione, la sorveglianza e i controlli della discarica devono essere assicurati anche nella fase della gestione successiva alla chiusura, fino a che l’ente territoriale competente accerti che la discarica non comporta rischi per la salute e l’ambiente. In particolare, devono essere garantiti i controlli e le analisi del biogas, del percolato e delle acque di falda che possano essere interessate”. Le attività consistono in estrazione, stoccaggio, trasporto e smaltimento del percolato; captazione del gas di discarica; monitoraggio ambientale; manutenzione degli impianti di estrazione del percolato, dei serbatoi di stoccaggio e dell’impianto di captazione e combustione del biogas; igienizzazione complessiva dell’area; valutazione degli assestamenti. Per questo lavoro la giunta ha deciso di impegnare, per il 2019, 169.379,97 euro. La scelta di localizzare la discarica alla Cona – che col senno del poi si potrebbe definire quantomeno avventata – continua a costare caro alle tasche degli aquilani.
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