La verità sul sei aprile, città chiamata alla mobilitazione
Il 30 marzo al parco del Castello manifestazione «Per non dimenticare» Vittorini: è una storia che riguarda tutti, non soltanto i parenti delle vittime
L'AQUILA. Nelle mani una rosa, simbolo della pace che con sé porta anche spine «da estirpare» in ricordo e in memoria delle 309 vite umane spezzate dal terremoto di 7 anni fa, ma nel cuore la consapevolezza di non avere ancora trovato la verità sulla «strage» del 6 aprile del 2009. E nella testa la voglia di lottare contro chi questa verità la dilata. Con questo intento partirà la manifestazione che si terrà tra quattro giorni al parco del Castello dal titolo «Per una giustizia italiana che non dimentichi la strage dell'Aquila del 6 aprile 2009» voluta dai familiari delle vittime, quei padri e quei fratelli, quelle zie e quei nonni che da anni entrano ed escono dalle aule giudiziarie dell'Aquila e di Roma per capire ciò che è successo prima della notte tra il 5 e 6 aprile 2009, quando una scossa tremenda ha cambiato la storia della città. Ci saranno tutte le associazioni che riuniscono i familiari delle vittime, tra cui Vincenzo Vittorini, Maurizio Cora, Pier Paolo Visione e Massimo Cinque, che nel sisma hanno perso figli, mogli, fratelli. Si terrà non in un giorno qualsiasi, ma il 30 marzo, settimo anniversario del giorno in cui l’ex capo del dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso, telefonò all’allora omologo assessore regionale Daniela Stati, per organizzare una riunione della Commissione grandi rischi che si tenne in quel giorno all’Aquila e che ristabilisse tranquillità dopo mesi di sciame sismico e soprattutto zittisse gli allarmismi diffusi da Giampaolo Giuliani, il tecnico del radon che annunciava da settimane l’arrivo di una scossa tremenda. Una manifestazione per mantenere viva l’attenzione locale e nazionale su una vicenda «la strage dell’Aquila» che sta scivolando «nell’oblio e nella contraddizione» dicono i familiari delle vittime che ora chiamano a raccolta tutta la città. «Tutti convocati» si legge nel comunicato. A partire dalle 17 ci saranno letture, proiezioni di video, di immagini, confronti». Non un programma preciso, bensì «un momento di incontro collettivo e informativo su ciò che è successo subito prima del terremoto, e non il post-sisma o la ricostruzione» spiega il consigliere di "Appello per L'Aquila che vogliamo" Vittorini, che nel sisma ha perso la moglie e la figlia. «L’idea Nasce all'indomani dell'udienza per il procedimento “Grandi rischi bis” che vede imputato Bertolaso del 4 marzo scorso, udienza rinviata dal giudice a giugno, a pochissima distanza dalla prescrizione che scatterà a ottobre. In quell'occasione ho avuto una reazione rabbiosa» ricostruisce Vittorini «e subito il desiderio di fare un appello a tutta la comunità, perché quella del 2009 è una tragedia mia, o di Maurizio, o di Antonietta, ma di tutta la comunità, che non può sentirsi tale soltanto il 6 aprile o soltanto per tragedie che avvengono altrove, come la morte purtroppo del giovane Regeni ucciso in Egitto». Un sollecito, dunque, alla città a partecipare ed essere presente accanto ai familiari delle vittime nei processi penali legati alla Grandi rischi, mentre sinora solo poche associazioni o singoli cittadini hanno fatto sentire la loro vicinanza. «E' una storia che riguarda tutti» ribadisce Vittorini. E' una battaglia contro lo Stato, non una vendetta, ma una ricerca della verità nel processo che abbiamo chiesto». (m.g.)

