Lacrime per Baldassarre: resta il bene che hai fatto

24 Luglio 2021

L’AQUILA. «Era un uomo integerrimo, incorruttibile nelle sue idee e un gentiluomo: una brava persona». Nella calura pomeridiana del piazzale davanti alla chiesa degli Angeli Custodi a Paganica si...

L’AQUILA. «Era un uomo integerrimo, incorruttibile nelle sue idee e un gentiluomo: una brava persona». Nella calura pomeridiana del piazzale davanti alla chiesa degli Angeli Custodi a Paganica si dipanano i ricordi e le parole di stima e affetto rivolte a Massimo Baldassarre. Tanti gli amici, molti dei quali rimasti fuori dall’edificio sacro, dove lo spazio non basta ad accogliere tutti, che hanno voluto dare l’addio al 70enne neurologo ed ex consigliere comunale, trovato morto nella sua casa in paese. Ognuno di loro ha un ricordo, un flash. «Integerrimo al punto da non scendere mai a compromessi», dicono, rievocando la sua esperienza politica nella giunta di sinistra con Antonio Centi sindaco, tra il 1994 e il 1998.
C’è anche chi lo ricorda impegnato alle Feste dell’Unità di Paganica: Massimo Baldassarre era un po’ il «direttore artistico» della manifestazione. I ragazzi dei movimenti giovanili iniziavano ad attivarsi con largo anticipo rispetto alla data della festa e lo aspettavano per dipingere il palco. «Metti un po’ di nero qui, di qua tutto rosso, tu vai al giallo e al resto ci penso io», diceva.
Nella memoria riaffiora anche un particolare: il disegno di un uomo messo di spalle con “L’Unità” in tasca. E c’è chi sorride al pensiero di quel raid notturno per modificare le scritte sui muri messe dai «fascisti» di quel periodo: «Vinceremo», avevano scritto. Baldassare aveva chiesto di non cancellarle, quelle scritte. «Ci penso io», assicurò e uscì di notte con altri per aggiungere un ironico «..a tressette», oppure «..a zicchinetta».
«La vita è complicata», sospira don Dionisio, il parroco di Paganica, all’inizio del rito funebre, «ma nessuno dimenticherà tutto il bene fatto da Massimo». Al momento delle letture sul pulpito sale Goffredo Palmerini, che ha dedicato parole commosse all’amico scomparso. L’omelia è del figlio, don Federico Palmerini. Parla di speranza, diversa dall’ottimismo. «L’ottimismo è di chi spera che le cose vadano sempre bene», spiega il sacerdote, «la speranza è diversa. La speranza c’è sempre, anche quando si pensa che le risorse per affrontare i problemi non ci siano più». (r.p.)
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