«Lampade inquinanti e possibili rischi di scariche elettriche»

7 Gennaio 2018

Relazione-choc sugli impianti di illuminazione pubblica Il Comune stanzia 300mila euro. La mappa degli interventi

L’AQUILA. Un problema finora trascurato ma che, stando a una relazione tecnica choc, rappresenta un rischio incombente non trascurabile, riguarda la pericolosità di alcuni impianti di pubblica illuminazione. Al punto che la giunta ha stanziato 300mila euro dopo l’elaborazione di una mappa per i lavori di adeguamento.
LA RELAZIONE. «Sono state riscontrate», si legge nel documento sulle apparecchiature, «criticità in ordine ai dispositivi di protezione da sovracorrenti e alla protezione magnetotermica differenziale. Si è riscontrata, altresì, la presenza di contatti ossidati o precari nei morsetti con conseguente rischi di arco elettrico». L’arco elettrico, più in particolare, è una scarica in aria che mette in gioco una potenza elevatissima in tempi brevi, con temperature altissime. Un arco elettrico può manifestarsi fondamentalmente per sovratensioni di origine interna o esterna all’impianto.
«Ai fini della sicurezza», prosegue il documento tecnico redatto su iniziativa del Comune, «si evidenzia che la protezione dai contatti diretti risulta praticamente inesistente, i sistemi di protezione rilevati non permettono un qualsiasi coordinamento con l’impianto a terra per l’interruzione sicura del circuito di guasto. I sistemi di dispersione, ove individuati, sono di incerta realizzazione. La protezione dalle sovracorrenti non risulta essere garantita in quanto i quadri sono caratterizzati da diverse architetture impiantistiche generalmente non coordinate». Ci sono altri aspetti ancora più preoccupanti. «Quanto alle dorsali di alimentazione», si legge nella relazione, «si evidenziano, per alcuni tratti, gravi carenze sulla tenuta dell’isolamento delle linee elettriche aeree, per giunzioni non a regola d’arte, “nastrate” a vista con collegamenti volanti senza relative cassette di derivazione e tratti senza guaina protettiva. Relativamente alla messa a terra si evidenzia che gli impianti di illuminazione sono caratterizzati da componenti di classe 1 di isolamento ed è stata rilevata l’ossidazione delle morsetterie, ove presenti. Gli esistenti impianti di protezione contro i contatti indiretti, in molti casi non rispondono alle norme Cei. Quanto ai sostegni di ferro sono in pessimo stato di conservazione con conseguente stato di precarietà e sicurezza meccanica». Si parla anche di vetustà dei lampioni che non hanno più la resa di un tempo. Alcuni di questi impianti «presentano corpi illuminanti con lampade HG (vapori di mercurio) inquinanti e poco efficienti».
I RIMEDI. Sono stati già previsti degli interventi risolutori nelle seguenti zone: adeguamento impianti in viale Panella, integrazione di punti luce in via degli Orsini, un impianto di illuminazione in via Monte Orsello, riqualificazione energetica a Porta Napoli, zona villa comunale, Sassa scalo sulla statale 17, via Amiternum a Pettino, statale 80 ad Arischia, via Marconi a San Francesco, statale 17 bis a Camarda, e in via Marsicana a Civita di Bagno. Il progetto, a fronte dei rischi che si corrono, prevede nuovi impianti di messa a terra, con rinnovo della tecnologia. I lampioni saranno in grado di fornire un’illuminazione adatta a soddisfare le esigenze.
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