Cristina Di Stefano
L’Aquila. Francesco, dall’autismo alla laurea

Ha 29 anni ed è di Guardiagrele, incoronato dottore in Informatica all’Aquila
L’AQUILA
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A sentire pronunciare certe parole – «Quando mi sono iscritto pensavo: chissà se ce la farò» – si sente tutta la strada fatta. Con fatica. E orgoglio. Nove anni di studio, ostacoli, pause, ripartenze. E poi l’applauso della commissione, lungo, liberatorio. Francesco Liberatoscioli, 29 anni, ragazzo autistico di Guardiagrele, è diventato dottore in Informatica all’Università dell’Aquila.
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Voto 98 su 110. Un traguardo che sa di conquista e di speranza. La tesi si intitola “Trasmissione in fibra ottica. Principi, prestazioni e tecnologie dei moderni sistemi di comunicazioni”. Un lavoro tecnico, complesso, che racconta anche la sua passione: le reti e le infrastrutture digitali. «Non mi aspettavo un voto tanto alto», ha detto emozionato. Il suo sogno ora è continuare a studiare proprio le reti in fibra ottica: «Sono capace di usare i programmi per creare le infrastrutture di rete». Ma dietro quella proclamazione c’è molto di più di una tesi e di un voto. C’è la storia di una famiglia che non ha mai smesso di credere nel suo percorso. In aula, quando la commissione ha annunciato il risultato, mamma Franca, papà Giuseppe e la sorella maggiore Rita non sono riuscite a trattenere le lacrime. Accanto a Francesco ci sono state sempre loro. È proprio Rita a raccontare il cammino del fratello. «Da piccolo aveva difficoltà motorie e relazionali. Ripeteva le parole, si arrabbiava anche se cambiavamo strada. All’epoca c’era poca consapevolezza dell’autismo e non era facile capire come aiutarlo». Col tempo però le cose sono cambiate: grazie a tutor, amici e a una rete di sostegno sempre più consapevole, Francesco ha trovato il suo equilibrio. Oggi vive all’Aquila, è più autonomo e ha costruito la sua vita da studente. Il percorso non è stato semplice. Dopo il periodo del Covid ha attraversato una fase molto difficile e aveva pensato perfino di lasciare l’Università. Poi, passo dopo passo, con il sostegno della famiglia, dell’associazione Autismo Abruzzo e di chi lo ha seguito nel percorso universitario, è riuscito a ripartire. Anche le difficoltà pratiche – come la mancata assegnazione iniziale dell’alloggio universitario – sono state superate grazie all’intervento dell’associazione abruzzese sempre in prima linea per i ragazzi autistici e da un sistema di collaborazione che è al centro delle parole di Dario Verzulli, presidente di Autismo Abruzzo. «La storia di Francesco dimostra che un percorso universitario per i ragazzi nello spettro autistico è possibile quando esiste una rete vera di supporto», spiega. All’Aquila, sottolinea, negli anni è nato un modello di collaborazione tra Università, Accademia di Belle Arti, Conservatorio, Crra e associazioni. Un sistema che offre punti di riferimento, tutor e servizi concreti agli studenti. «Non è un caso isolato» aggiunge Verzulli «ma il segno che, quando si lavora insieme, i ragazzi autistici possono costruire autonomia, competenze e futuro». Un percorso seguito da vicino anche dall’Università. La coordinatrice del supporto agli studenti con disabilità, Giovanna Melideo, ha voluto rivolgere a Francesco un messaggio pubblico carico di emozione: «Sono orgogliosa del cammino che hai percorso con tenacia e impegno straordinario. In questi anni ho avuto il piacere di supportarti e di vedere crescere la tua determinazione». Un ringraziamento particolare è andato anche alla dottoressa Rachele Giammario, che lo ha affiancato nella fase finale degli studi. Ieri sera, dopo la proclamazione, la festa è continuata tra amici e familiari. Rita, ancora commossa, ha riassunto tutto in poche parole: «È stata un’emozione enorme. Francesco ci ha riempito di gioia». E forse è proprio questo il senso più profondo di questa storia. Non solo una laurea, non solo un voto o una fotografia con la corona d’alloro. Ma la dimostrazione che dietro ogni traguardo raggiunto da una persona autistica c’è una rete di fiducia, di pazienza e di relazioni che rende possibile ciò che, all’inizio, sembrava impossibile. Oggi Francesco è dottore in Informatica. E dentro quel titolo c’è una parola che vale più di tutte le altre: futuro.
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