L’Aquila. Rassicurazioni prima del sisma: maxi risarcimenti per 16 milioni

Ribadito il nesso tra le parole di De Bernardinis e la decisione di numerose vittime di rimanere in casa. Escluso il concorso di colpa dei cittadini, la Corte d’Appello ha rideterminato alcuni importi ai familiari
L’AQUILA
A diciassette anni dal terremoto, due sentenze aggiungono un nuovo e rilevante capitolo alla vicenda giudiziaria nata dalle rassicurazioni precedenti alla scossa delle 3.32. Non una nuova valutazione sulla prevedibilità del terremoto, precisano sostanzialmente i giudici, ma un giudizio sulla correttezza della comunicazione istituzionale del rischio e sulle conseguenze che quelle parole produssero nei comportamenti concreti di una parte della popolazione. La Presidenza del Consiglio dei ministri, infatti, resta civilmente responsabile per le conseguenze delle informazioni rassicuranti diffuse alla popolazione aquilana nei giorni precedenti al terremoto del 6 aprile 2009. A stabilirlo sono due verdetti gemelli della Corte d’Appello dell’Aquila, che hanno confermato il nucleo centrale delle decisioni di primo grado, rideterminando però una parte dei risarcimenti riconosciuti ai familiari delle vittime e ai superstiti rimasti gravemente feriti nei crolli, circa 50 parti in totale. Le pronunce riguardano appelli presentati dalla Presidenza del Consiglio rispetto a procedimenti avviati tra il 2022 e il 2023. A giudicare è stato lo stesso collegio, presieduto da Francesco Salvatore Filocamo e composto dai consiglieri Silvia Rita Fabrizio e Federico Ria, relatore. Il dato economico è rilevante: comprese le somme già riconosciute in primo grado e non modificate, il valore complessivo dei risarcimenti supera i 16 milioni di euro: circa 7,1 milioni nel primo procedimento e oltre 9,2 milioni nel secondo. Agli importi dovranno aggiungersi gli accessori calcolati secondo i criteri indicati dalla Corte e le spese processuali, poste in larga parte a carico della Presidenza del Consiglio. Ma il passaggio più importante delle sentenze riguarda la responsabilità. I giudici hanno respinto la tesi dell’Avvocatura dello Stato secondo cui gli attori avrebbero modificato nel corso del processo la domanda iniziale, spostando l’accusa dalla condotta della Commissione Grandi Rischi all’intervista rilasciata da Bernardo De Bernardinis, all’epoca vicecapo del settore tecnico-operativo del Dipartimento nazionale della Protezione civile.
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