il verdetto

L’Aquila. Rassicurazioni prima del sisma: maxi risarcimenti per 16 milioni

17 Giugno 2026

Ribadito il nesso tra le parole di De Bernardinis e la decisione di numerose vittime di rimanere in casa. Escluso il concorso di colpa dei cittadini, la Corte d’Appello ha rideterminato alcuni importi ai familiari

L’AQUILA

A diciassette anni dal terremoto, due sentenze aggiungono un nuovo e rilevante capitolo alla vicenda giudiziaria nata dalle rassicurazioni precedenti alla scossa delle 3.32. Non una nuova valutazione sulla prevedibilità del terremoto, precisano sostanzialmente i giudici, ma un giudizio sulla correttezza della comunicazione istituzionale del rischio e sulle conseguenze che quelle parole produssero nei comportamenti concreti di una parte della popolazione. La Presidenza del Consiglio dei ministri, infatti, resta civilmente responsabile per le conseguenze delle informazioni rassicuranti diffuse alla popolazione aquilana nei giorni precedenti al terremoto del 6 aprile 2009. A stabilirlo sono due verdetti gemelli della Corte d’Appello dell’Aquila, che hanno confermato il nucleo centrale delle decisioni di primo grado, rideterminando però una parte dei risarcimenti riconosciuti ai familiari delle vittime e ai superstiti rimasti gravemente feriti nei crolli, circa 50 parti in totale. Le pronunce riguardano appelli presentati dalla Presidenza del Consiglio rispetto a procedimenti avviati tra il 2022 e il 2023. A giudicare è stato lo stesso collegio, presieduto da Francesco Salvatore Filocamo e composto dai consiglieri Silvia Rita Fabrizio e Federico Ria, relatore. Il dato economico è rilevante: comprese le somme già riconosciute in primo grado e non modificate, il valore complessivo dei risarcimenti supera i 16 milioni di euro: circa 7,1 milioni nel primo procedimento e oltre 9,2 milioni nel secondo. Agli importi dovranno aggiungersi gli accessori calcolati secondo i criteri indicati dalla Corte e le spese processuali, poste in larga parte a carico della Presidenza del Consiglio. Ma il passaggio più importante delle sentenze riguarda la responsabilità. I giudici hanno respinto la tesi dell’Avvocatura dello Stato secondo cui gli attori avrebbero modificato nel corso del processo la domanda iniziale, spostando l’accusa dalla condotta della Commissione Grandi Rischi all’intervista rilasciata da Bernardo De Bernardinis, all’epoca vicecapo del settore tecnico-operativo del Dipartimento nazionale della Protezione civile.

PER CONTINUARE A LEGGERE CLICCA QUI E ACQUISTA LA TUA COPIA DIGITALE
OPPURE IN EDICOLA

Per la Corte, quell’intervista era stata richiamata sin dagli atti introduttivi. In particolare, erano state riportate le affermazioni secondo cui «non c’è pericolo» e lo sciame sismico avrebbe determinato uno «scarico di energia continuo», definito come una situazione favorevole.

Le sentenze non affermano una responsabilità indistinta di tutti i componenti della Commissione Grandi Rischi, assolti definitivamente in sede penale, ma concentrano l’accertamento sulla condotta informativa di Bernardo De Bernardinis e sulla responsabilità civile della Presidenza del Consiglio.

La Corte ha confermato anche il collegamento tra quelle informazioni e le scelte compiute dalle persone poi decedute o rimaste ferite. Le testimonianze raccolte nei lunghi giudizi hanno ricostruito, caso per caso, le abitudini mantenute durante lo sciame sismico: uscire di casa dopo le scosse, dormire in automobile, raggiungere spazi aperti o lasciare libere le vie di fuga. Comportamenti che, secondo i giudici, cambiarono dopo la diffusione del messaggio rassicurante.

È stata quindi ritenuta raggiunta, secondo il criterio civilistico del «più probabile che non», la prova che numerose vittime avessero conosciuto quelle dichiarazioni e si fossero convinte della sostanziale non pericolosità del fenomeno, rinunciando alle misure di autoprotezione adottate in precedenza. Respinta anche la richiesta dello Stato di riconoscere un concorso di colpa delle vittime e di ridurre i risarcimenti almeno del 30 per cento. Secondo la Corte, non può essere imputata ai cittadini la scelta di aver confidato in informazioni provenienti da una fonte istituzionale autorevole.

Gli appelli sono stati invece parzialmente accolti sulla determinazione di alcune voci di danno.

Gli avvocati Maria Teresa Di Rocco e Silvia Catalucci non intendono rilasciare dichiarazioni, lasciando tuttavia trasparire soddisfazione per il risultato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA