L’Aquila. Ritrovata la mascherina di Mauri, denunciato un 75enne del Reatino

Blitz dei carabinieri nell’abitazione di un anziano inchiodato dall’analisi dei filmati delle telecamere. Ancora ignote le finalità del gesto: l’ipotesi è che si tratti di un estimatore capace di agire in autonomia
L’AQUILA
Sono durate appena venti giorni le ricerche del tassello mancante dell’opera di Fabio Mauri, ufficialmente “mutilata” lo scorso 4 ottobre a partire dalla denuncia del furto di una delle cinque mascherine che la compongono da parte della direzione del museo Maxxi L’Aquila, che in questi giorni ne ospita l’esposizione.
LE INDAGINI
I carabinieri del Nucleo investigativo, insieme ai colleghi del Nucleo tutela del patrimonio culturale dell’Aquila, hanno infatti trascorso due settimane a passare al setaccio, frame dopo frame, le immagini delle telecamere di videosorveglianza puntate all’interno del museo, incrociandone i dati con quelle all’esterno. Poi, per non lasciare nulla al caso, hanno analizzato il contenuto anche di quelle che battevano le possibili vie di fuga che l’autore del furto avrebbe potuto utilizzare per allontanarsi.
IL BLITZ
Un lavoro d’indagine serrato, quello portato avanti dai carabinieri, culminato ieri mattina nel ritrovamento della mascherina da cantiere recante la scritta Aryan Mask, da cui il titolo dell’intera opera che rappresenta la pretesa purezza della razza ariana. Con i militari dell’Arma piombati poi a colpo sicuro nell’abitazione di un uomo di età compresa tra i 75 e gli 80 anni residente nel Reatino, ora denunciato per furto aggravato di beni culturali.
IL MOVENTE
Sui motivi del gesto, al momento vige il più stretto riserbo, anche se, dalle prime informazioni, gli inquirenti tenderebbero a escludere la pista della ricettazione, così come quella del furto su commissione. Si tratta in ogni caso di una persona che in passato aveva a quanto pare conosciuto l’artista. Forse un suo estimatore, rimasto abbagliato dalle capacità di Mauri e che potrebbe dunque aver ceduto all’impulso di allungare una mano e tenere tutto per sé almeno un pezzo della produzione artistica del visionario romano di cui quest’anno ricorrono i cento anni dalla nascita, anche per il solo gusto di possederlo in via del tutto esclusiva. Sempre che non si sia invece trattato di un gesto premeditato, studiato cioè al punto da averlo messo a segno – così come infatti è stato – senza essere notato da nessuno se non a cose fatte, ovvero quando qualcuno tra i dipendenti del Maxxi si è poi accorto che sul ripiano del mobile contenente una delle opere di Mauri, le mascherine impilate all’interno erano quattro invece che cinque. Quel che conta, a oggi, è che la mascherina sia stata ritrovata integra prima che potesse prendere chissà quali altre strade, così che possa tornare quanto prima al suo posto, laddove l’artista aveva immaginato che dovesse essere collocata: insieme alle altre quattro, a beneficio di ogni visitatore.
LA MOSTRA
La mostra “Fabio Mauri. Gli anni dell’Aquila”, a cura di Maurizio Cattelan e Marta Papini, è di scena al Maxxi dell’Aquila dal 26 settembre scorso e sarà visitabile fino al 27 gennaio prossimo.
La collezione di opere proposte rappresenta una selezione dei principali lavori che l’artista capitolino concepì durante gli anni in cui insegnò all’Accademia delle Belle arti del capoluogo, dal 1979 al 1999.
Ognuna delle opere restituisce al fruitore tutta la tensione rintracciata dall’artista in un’Europa lanciata verso il progresso eppure precipitata nei massacri di massa del secolo scorso.
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