Le castagne diventano un progetto di filiera
CANISTRO. La castagna, “regina” dei boschi delle aree interne abruzzesi, se valorizzata, potrà diventare un’opportunità di sviluppo del territorio.È quanto emerso nell’incontro, promosso dall’associaz...
CANISTRO. La castagna, “regina” dei boschi delle aree interne abruzzesi, se valorizzata, potrà diventare un’opportunità di sviluppo del territorio.
È quanto emerso nell’incontro, promosso dall’associazione castanicoltori della Valle Roveto, presieduta da Sergio Natalia, che si è tenuto nel municipio di Canistro e al quale hanno partecipato amministratori della provincia dell’Aquila e di Teramo. In Abruzzo vi sono ben cinque aree castanicole, ognuna delle quali si caratterizza per la coltivazione di specifici ecotipi: il “marrone” e la “pacifica” di Crognaleto e il “marrone”, di Valle Castellana, in provincia di Teramo; la “roscetta” della Valle Roveto; la “lombardesca”, di Sante Marie: il “marrone” di Ocre e il “marrone” di Antrodoco, con presenze nei comuni di Cagnano Amiterno e Montereale, in provincia dell’Aquila.
Occupano un’area di poco più di 5.000 ettari, corrispondente all’1,16% della superficie forestale, con una produzione annua che si aggira sui 2.800 quintali.
«I castagneti abruzzesi», ha rilevato il presidente dell’associazione castanicoltori Natalia, «pur non occupando una grande superficie, hanno una notevole rilevanza sotto l’aspetto paesistico, della biodiversità e della identità. Attorno al prodotto castagna in tante aree regionali sta nascendo una nuova economia che intreccia produzioni tipiche, turismo e valorizzazione dei beni culturali e ambientali».
Un’attività, dunque, che potenzialmente potrebbe contribuire allo sviluppo e alla crescita economica della Regione. «Purtroppo fino ad oggi», si è convenuto da parte degli intervenuti, «ognuno dei comprensori castanicoli abruzzesi ha operato autonomamente, senza nessuna azione di raccordo con le altre aree produttive. Da qui la necessità di attivare una rete delle realtà castanicole regionali, animate dai Comuni, dalle associazioni e dai Gal, al fine di elaborare in maniera condivisa un innovativo progetto di filiera».
«Una rete castanicola che va istituzionalizzata», hanno suggerito il sindaco di Crognaleto, Giuseppe D’Alonzo e di Canistro, Angelo Di Paolo, «coinvolgendo la Regione e battendosi perché nel prossimo programma di sviluppo rurale (Psr) 2021-2027 vengano inserite specifiche misure dedicate alla salvaguardia e alla valorizzazione dei castagneti abruzzesi, ricchissimi di biodiversità».
A tal fine nei prossimi giorni ci sarà all’Aquila un altro incontro, con la partecipazione dell’assessore regionale all’Agricoltura, Emanuele Imprudente, che verso il problema della castanicoltura, ha detto Natalia, ha dimostrato «una particolare sensibilità».
Oltre alla Regione, ai Comuni e alle associazioni, nel corso dell’incontro è emersa la necessita di coinvolgere anche le scuole con l’istituzione di un premio annuale sulla castagna.
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