Le Clarisse: noi, miracolate del terremoto

15 Febbraio 2019

Rientrano nel loro monastero di Paganica dopo dieci anni dal sisma dove è rimasta uccisa nel crollo la madre badessa

L’AQUILA. Una Bibbia trovata in mezzo alle macerie del monastero. È il simbolo della tragedia e della speranza allo stesso tempo. Quel libro, con le pagine segnate dal crollo dell'edificio, ora sarà il simbolo della rinascita. Il 9 marzo prossimo con una cerimonia solenne alla presenza dell'arcivescovo cardinale Giuseppe Petrocchi, sarà inaugurato il monastero delle suore Clarisse di Paganica.
IL TERREMOTO. Dieci anni fa, nella notte del terremoto, le mura non ressero alla scossa. La madre badessa Maria Gemma Antonucci volò in cielo. Le altre suore raccontarono: «Siamo vive per miracolo, salvate dalla carità e dal coraggio dei soccorritori che ci hanno estratte dalle macerie. Diverse di noi sono ferite e abbiamo la certezza che la Madre, come il buon pastore, ha dato la sua vita perché le sue pecore fossero salve. Madre Gemma era una donna profondamente innamorata di Dio e vera sorella povera di Santa Chiara. Negli ultimi tempi ci parlava spesso dell’eternità e della vita beata in Lui. Il Signore l’ha preparata a questo abbraccio definitivo».
LA BIBBIA. «La Bibbia», dice oggi la madre badessa suor Rosa Maria Chiara Tufaro, «è stata estratta dalle macerie dai vigili del fuoco nove mesi dopo quel 6 aprile. Questa Bibbia è per noi una reliquia. L’abbiamo collocata ora in una teca di vetro proprio all’ingresso del monastero perché parla di noi, del nostro ricominciare avendo Dio come fondamento e pietra sicura su cui costruire la casa della nostra vita. È il messaggio di speranza che desideriamo consegnare a chiunque verrà a bussare al monastero in cerca di Dio, di pace e di speranza».
RIPARTIRE. Quello delle suore Clarisse è un esempio di come nonostante tutto non bisogna arrendersi. Avrebbero potuto lasciare Paganica, il paese avrebbe perso un luogo dove storia e spiritualità marciano insieme. Il monastero è una “zona franca” nel quale i rumori del mondo sembrano lontani e nel quale si viene accolti dal sorriso amorevole di suore che hanno deciso di dedicare tutta la loro vita a Gesù, il loro Sposo Celeste. In quell'inizio d'aprile dopo aver aiutato i vigili del fuoco e i soccorritori a salvare il salvabile, le religiose si trasferirono nel monastero di Pollenza, in provincia di Macerata, in cui trovarono rifugio anche i sacri resti della Beata Antonia (Firenze 1400- L’Aquila 1472, figura di spicco nella spiritualità aquilana e del movimento riformista del francescanesimo che va sotto il nome di Osservanza minoritica). Da Pollenza già il 9 aprile 2009 arrivò a Paganica un segnale forte: «Desideriamo ritornare a Paganica e di lì ripartire per essere una piccola luce che illumina la notte e un seme di speranza; vogliamo ricostruire proprio quel luogo per il quale la Madre Gemma ha dato la sua vita fino in fondo affinché il chicco di frumento, caduto in terra, porti molto frutto e il vaso di alabastro spezzato continui a spargere il suo profumo. Grazie a Madre Gemma, grazie a tutti coloro che si prodigano nello stringersi intorno a noi con la preghiera, l’affetto e la carità».
Nell'ottobre del 2009 lanciarono pubblicamente un appello: «Il 6 aprile del 2009 abbiamo perso tutto: la Madre, il monastero, la chiesa, la foresteria e il muro di cinta, ma non la speranza in Cristo che trasforma il buio in luce dando senso al presente e fiducia nel futuro. Un monastero di clausura è un’oasi dello Spirito che accoglie tutti coloro che cercano Dio. Ricostruiamo insieme il monastero perché possa continuare ad essere faro luminoso, sostegno e preghiera per il popolo aquilano e per ogni uomo. Il Signore ama chi dona con gioia e saprà ricompensare con abbondanti benedizioni il vostro aiuto».
IL RITORNO. Grazie a una colletta pubblica coordinata dall'emittente TelePace fu costruita una casetta in legno. «La struttura è molto piccola», dissero le suore qualche anno fa a un giornale cattolico, «siamo un monastero di clausura, eppure viviamo una condizione straordinaria in modo ordinario e semplice. La nostra vita scorre serena tra preghiera, fraternità e lavoro. Per ragioni di spazio abbiamo dovuto rinunciare a tante cose, per esempio il lavoro delle ostie e altri ambienti necessari per la nostra vita. La ricostruzione dello storico monastero e della Chiesa è iniziata, pur con diverse difficoltà. Siamo completamente affidate alla Provvidenza. Anche questo inizio lo consideriamo una particolare intercessione di Madre Gemma».
LA RICOSTRUZIONE. L'iter per la ricostruzione del monastero non è stato agevole. Non sono mancati intoppi burocratici che hanno fatto perdere del tempo. Ma oggi le difficoltà sono dimenticate. In questi giorni gli operai sono ancora al lavoro per le rifiniture. Davanti alla facciata sostano i camion che scaricano le suppellettili necessarie. Tutto nel segno della semplicità e della povertà. Il 9 marzo l'inaugurazione non segnerà la fine dell'opera di recupero del complesso. Nel 2015 erano stati completati i lavori all'antica chiesetta di San Bartolomeo nella quale il 16 luglio di quell'anno tornò l'urna con le spoglie della Beata Antonia e dove si svolgono attualmente le principali cerimonie religiose. Ci vorrà invece ancora tempo per la riconsacrazione della chiesa più grande, quella della Madonna del Carmelo e anche al monastero è probabile che saranno necessari altri interventi. Le sorelle povere di Santa Chiara sono a Paganica dal luglio 1997 dopo il trasferimento dal centro storico dell'Aquila (in via Sassa) «per un posto più verde e silenzioso, più consono alla nostra vita contemplativa», affermano le suore. Dal 9 marzo si torna alla “normalità”. Un altro bell'esempio di resilienza. Un tesoro di arte e fede restituito a Paganica e all'Aquila.
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