Le condizioni del boss peggiorano Messina Denaro resta in ospedale

10 Settembre 2023

Il padrino sempre grave ma non in pericolo di vita: è ricoverato nel reparto riservato ai detenuti Un mese fa l’operazione per un’occlusione intestinale, da allora non ha mai lasciato il San Salvatore

L’AQUILA. Matteo Messina Denaro sta male. Le sue condizioni sono peggiorate nelle ultime settimane: il super boss di Cosa nostra resta grave, seppur non in pericolo di vita. Da martedì scorso è ricoverato nel reparto detenuti dell’ospedale San Salvatore, dopo aver lasciato nei giorni scorsi la terapia intensiva. All’inizio di agosto, Messina Denaro era stato sottoposto a un intervento chirurgico per un’improvvisa occlusione intestinale: operazione che era arrivata all’indomani dell’aggravarsi delle condizioni di salute del padrino di Castelvetrano. Ed è per questo che la difesa aveva annunciato di voler ricorrere al Tribunale della libertà dell’Aquila per ottenere la sospensione della detenzione carceraria in regime di 41 bis con il ricovero al San Salvatore, luogo nel quale Messina Denaro può ricevere una migliore assistenza sanitaria. L’ex primula rossa è rinchiusa nel super carcere di Preturo dallo scorso 17 gennaio, dopo la cattura avvenuta a Palermo. Messina Denaro è sottoposto al regime di carcere duro: troppo secondo gli avvocati Alessandro Cerella e Lorenza Guttadauro, visto lo stadio di avanzamento del cancro al colon. Era stato proprio il legale abruzzese - dopo la visita nel carcere Le Costarelle dello scorso 4 agosto - ad accendere un campanello d’allarme sulla salute di Messina Denaro. E cinque giorni più tardi, il boss è stato trasportato nell’ospedale aquilano: dopo l’intervento chirurgico, ha trascorso la convalescenza in Rianimazione per poi essere trasferito nel reparto riservato ai detenuti. Ingente il presidio di Esercito e polizia lungo il perimetro della struttura. Messina Denaro è seguito dai medici del reparto di Oncologia dell’ospedale dell’Aquila, guidata dal primario Luciano Mutti.
Le condizioni di salute dell’ex super latitante si sono aggravate proprio mentre emergevano i primi dettagli sugli interrogatori resi al procuratore di Palermo, Maurizio De Lucia, e all’aggiunto Paolo Guido. Non si è pentito, il boss. Ha detto di aver saputo della posizione delle telecamere di sorveglianza per eludere i controlli, ha negato di aver fatto parte di Cosa nostra, ha respinto le accuse di stragi e omicidi. In particolare quello del piccolo Giuseppe Di Matteo, il figlio del pentito rapito, strangolato e sciolto nell’acido dopo 25 mesi di prigionia.
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