Le due facce di Tempera la frazione in riva al fiume

Nella parte storica del paese le abitazioni si trovano ancora tra le macerie Intorno al nucleo antico segnali di ripresa. Il Vera come risorsa per il rilancio
TEMPERA. Dieci anni dopo il terremoto ci sono due Tempera. Quella storica ancora in macerie, e quella “nuova” che già si intravedeva prima del sisma e che si estende intorno al nucleo antico. Tempera è una frazione a Est del capoluogo e ha circa 1.000 abitanti. Il 6 aprile ci furono 8 vittime e gran parte delle case furono ridotte in macerie. La chiesa parrocchiale implose su se stessa e l’orologio, fermo all’ora fatidica delle 3.32, oggi è sistemato vicino alla chiesetta-container, parte integrante di un cippo dedicato alla memoria di chi non c’è più. A fianco c’è la statua in pietra della Madonna uscita indenne.
IL VERA. Dopo 10 anni il rischio della perdita di identità e del senso della comunità è fortissimo ma in questo borgo, a pochi minuti dalla città, c’è un antidoto che si chiama fiume Vera. Quando c’è una distruzione così totale e devastante per non abdicare definitivamente ci si aggrappa alla memoria e ai simboli che la storia ha scolpito. Qui il simbolo è un corso d’acqua che nasce poco a monte del paese, in una splendida riserva naturale tutelata e gestita da un comitato nominato dal Comune.
LA FORZA DELLA STORIA. La storia racconta che in questo angolo d’Abruzzo nel Medioevo i monaci cistercensi fondarono mulini e ramerie. Poi arrivarono anche le cartiere. L’acqua è stata l’energia che ha mosso l’economia di chi è vissuto qui. Le tracce di quel passato ci sono ancora tutte: la cartiera, dentro la riserva, potrebbe presto diventare una sorta di museo “operativo” dove poter vedere come veniva prodotta la carta, la ramiera (privata) è stata ristrutturata ed è destinata ad avere una funzione turistica, il mulino Gasbarri è tornato in funzione e continua a macinare grano o mais per farne ottime farine. L’acqua non fa parte del borgo, è il borgo. Il suo rumore lo senti dappertutto. Il Vera, che arriva placido fra le case, si intrufola ovunque, è una colonna sonora che non si è mai fermata, nemmeno nei giorni terribili del dopo sisma.
PROPOSTE. Il centro anziani di Tempera, oggi presieduto da Ferdinando Santella, quasi un anno fa ha scritto al comitato di gestione per proporre iniziative capaci di rimettere al centro il sistema “fiume Vera” e in particolare: “Istituire una consulta permanente con le rappresentanze del territorio per un’assidua collaborazione tesa all’individuazione delle esigenze locali e alla raccolta di dati storici utili per la predisposizione di specifici progetti; evitare insediamenti inquinanti all’interno della zona A quella di massima protezione; disciplinare l’accesso alla riserva per evitare altri danni; recuperare con priorità i canali d’irrigazione; valorizzare gli antichi mestieri con la predisposizione di specifici progetti che prevedano la realizzazione di laboratori dimostrativi e infine intraprendere iniziative per valorizzare le attuali produzioni del circondario”. Pochi mesi fa una polemica ha scosso il paese. In molti hanno contestato un progetto di valorizzazione della Riserva che in alcune parti appariva “troppo invasivo”. Nella piazzetta al centro del borgo c’è uno striscione: “Le sorgenti del Vera non si toccano”, sulla strada che porta al mulino Gasbarri ce n’è un altro: “Le sorgenti meritano rispetto”. «Questo paese», sottolinea Santella, «può avere un futuro solo in una prospettiva di albergo diffuso con al centro il nostro tesoro più grande, il Vera».
PICCOLI MIRACOLI. In questi 10 anni, come in quasi tutte le realtà del cratere, soprattutto quelle più piccole, c’è chi ha pensato a farsi gli affari suoi, chi ha guardato a quello che è accaduto con un misto di disincanto e rassegnazione, qualcuno (pochi per fortuna) ha mollato tutto e se n’è andato via. Ma il terremoto ha generato anche piccoli miracoli. Qui è nata l’associazione Tempera onlus, la Pro loco ha rivitalizzato la sagra della trota (pesce che prolifera grazie all’acqua limpida e pura), l’associazione polifonica di Tempera con il coro ha dato un po’ di sollievo a tante giornate difficili e ha testimoniato in giro per l’Italia la voglia di reagire e non arrendersi alla catastrofe. Rosanna Scimia è la presidente della Tempera onlus. Grazie al contributo della Tavola Valdese è stata realizzata una bella struttura che ospita “il Centro culturale Tempera”. «Le iniziative durante l’anno sono molteplici», dice la presidente. «Siamo partiti già nel 2015 con L’arcobaleno dell’amicizia, un progetto nato con la finalità di promuovere, attraverso varie tipologie di laboratori, processi educativi di inclusione e di rafforzamento della coesione sociale nel territorio aquilano e in tutte le frazioni che risentono ancora dei disagi psicologici dovuti al sisma. Abbiamo attivato laboratori di cucina, di musica, di teatro, di scrittura, allo scopo di lasciare a ciascuno campo libero per esprimere al meglio le proprie potenzialità». Adesso è operativo il progetto Art-Therapy che intende dar voce al mondo delle arti grafico-pittoriche, del teatro e della musica. E poi seminari con storici, incontri con scrittori, assemblee per discutere dei problemi comuni, un giornalino che non poteva che chiamarsi “La voce del Vera”».
PROSPETTIVE. A 10 anni dal sismaTempera è cambiata. Il centro storico, oggi abbandonato, dovrà attendere ancora anni per essere ricostruito. E quando questo avverrà, nulla sarà come prima. Questi luoghi vanno ripensati alla radice. La sfida di chi è rimasto e vuole bene al borgo è non disperdere la storia, tutelare l’acqua del Vera, fare memoria. Quando tutto sarà riedificato niente potrà essere affidato al caso. La nuova Tempera dipenderà da cosa le nuove generazioni erediteranno. E questa è una responsabilità di chi oggi deve dare risposte concrete.

