Le intercettazioni svelano intrecci per lucrare sul sisma

12 Settembre 2014

«Ormai fanno tutti così, quando affidi i lavori devi chiedere la percentuale» «Se tu stai all’Aquila grazie a me, allora un riconoscimento me lo devi dare»

L’AQUILA. L’indagine che ha fatto finire nei guai l’amministratrice di condominio Claudia Colacchi e due rappresentanti della ditta “Cai di Incontro Cristiano” nasce da intercettazioni telefoniche e ambientali che la Procura aveva disposto nell’ambito dell’inchiesta su favori e tangenti nella ristrutturazione e restauro di alcune chiese aquilane. E’ nel corso di tali intercettazioni che spuntano anche colloqui fra la Colacchi e Vinci. Il 16 gennaio 2013 nell’ufficio di Vinci c’è la Colacchi che dice: «Come erano i patti all’inizio? Quant’era la percentuale che mi dovevi dare?». Il Vinci risponde: «Il due per cento».

L’amministratrice chiede che i soldi le vengano dati tutti in una volta: «Non me li dare mille a mille». A questo punto c’è tutto un parlottare su quanto fatturare e come.

Che a tenere in mano il gioco sia la Colacchi appare anche da una frase catturata dagli investigatori sempre nel gennaio 2013: «Allora (rivolta alla Vinci ndr), se tu però dici: io sto all’Aquila grazie a Claudia Colacchi , ma tu, a Claudia Colacchi un riconoscimento glie lo vuoi dare o no!».

Agli atti c’è anche la frase – intercettata – pronunciata da un personaggio amico della Colacchi – e da lei riferita a Vinci – che in poche parole descrive un mondo torbido che va al di là del caso singolo : «Un mio amico (della Colacchi ndr) mi dice: tu sei una cogliona , perché sei una cogliona? Gli amministratori di condominio si stanno arriccando con questa cosa, solo tu sei una deficiente, perché quando tu dai dei lavori devi chiede la tua percentuale, perché è così che si fa». Vinci approva: «Ma certamente, infatti l’unico che ti ha detto ti do il due per cento sono stato io, e lo faccio di cuore, perché ho visto che sei una persona perbene» .

Una parte dell’indagine prova a far luce anche sul modo di operare della Colacchi.

E’ chiaro che affidare i lavori non è una decisione solo dell’amministratrice ma bisogna convincere l’assemblea dei soci. E allora il piano (qui si parla in generale) prevede che un condòmino “amico” lanci la proposta, in seconda battuta arriva il capo del condominio ad accogliere o meno la proposta. Infatti Vinci a un certo punto dice: «Lei (la Colacchi ndr) mi ha detto: io lo appoggio però deve esserci un condòmino da cui deve uscire il nome dell’impresa». Fra questi apripista, sulle carte, spunta anche il nome di un politico aquilano, che però pare avere un ruolo del tutto marginale.

La svolta nell’inchiesta al di là delle intercettazioni, arriva il 17 luglio del 2014, quando Vinci viene sentito nell’ambito dell’indagine sugli appalti delle chiese e ammette che ha versato duemila euro in nero alla Colacchi come “piccolo” regalo per avere avuto assegnati i lavori. (g.p.)