Le lacrime del vincitore: dedica per mamma e papà

La visita alla tomba dei genitori: «Avevano sofferto molto per la mia sconfitta» Le priorità: «Ospedali da riqualificare, il territorio deve tornare ad avere peso»
AVEZZANO. Tira giù la mascherina e con la manica della giacca asciuga una lacrima. Siamo in un ufficio del Comune e questo ritorno, per Gianni Di Pangrazio, somiglia a uno sliding doors nel suo destino, come se una porta girevole l’avesse riproiettato in queste stanze tre anni dopo il grande tonfo. Stavolta ci torna da trionfatore commosso.
Dottor Di Pangrazio, felice e travolto dall’emozione, paura di non farcela?
«No, mai avuto paura. Però sono molto emozionato, perché questa vittoria la voglio dedicare a papà Giulio e mamma Lucia, entrambi scomparsi. Sono andato a trovarli al cimitero dove riposano, sia stamattina che poco prima di venire qui in municipio. Tre anni fa avevano molto sofferto per la mia sconfitta elettorale. Una sconfitta che per me è stata un insegnamento e deve esserlo adesso per chi mi segue e soprattutto per i giovani: mai perdersi d’animo, anche le sconfitte possono insegnare a rialzare la testa, a ricostruire e ad andare avanti, sempre meglio. E questa è la mia prova di vita. Se si è umili e se si è soprattutto disponibili alla fine si riesce nei risultati».
Tre anni fa ci furono sicuramente errori. Stavolta le strategie sono cambiate?
«Non voglio discutere sulla sconfitta di tre anni fa, appartiene al passato. Sì, di errori ne ho fatti, forse quelli più marcati sono legati al fatto che avevo troppe persone che parlavano per conto mio. Stavolta ho voluto essere io, Gianni Di Pangrazio, da solo, perché da solo riesco a esprimere tutto me stesso, senza portavoce, portaborse e altre cose del genere».
E tutta questa gente che qui fuori festeggia?
«Ho vinto io, ovvio, con la mia testa, le mie idee. Ma dietro di me c’è stata una grande squadra piena d’entusiasmo, come fu anche nel 2012 coi Gianni boys. Un grazie particolare ai miei figli Giulio e Stefano perché pur non avendo motivazioni politiche hanno lavorato per me, il loro papà. Una cosa che mi riempie d’orgoglio».
Gli avezzanesi si aspettano tanto, dopo 15 mesi di commissariamento. Come non deluderli?
«Sarà tutto da fare. Bisogna innanzitutto intervenire sulla sanità e questo l’ho promesso e lo farò. Bisogna riqualificare gli ospedali e far tornare una vera sanità ad Avezzano, a Sulmona, a Castel di Sangro, territori spogliati. E L’Aquila deve dare di più, specialmente alla Marsica dove abbiamo un terzo della popolazione della provincia».
Lei, in campagna elettorale, ha spesso parlato di colonizzazione per far leva sull’orgoglio avezzanese. Solo strategia?
«Sì, non ho fatto mistero di ciò. Oggi parlerei di disattenzione per la Marsica, voglio essere più istituzionale. Ma il concetto non cambia: il nostro territorio deve tornare ad avere i giusti servizi e il giusto peso».
La sua coalizione è variopinta, con più anime che proveranno a tirarla per la giacca avanzando pretese e richieste. Riuscirà a fare sintesi?
«A tutti dico grazie per il lavoro fatto, ma adesso è tempo di guardare al bene della città e non al bene di singoli personaggi o di interi gruppi. Questa coalizione sa che ci vuole la mia esperienza da sindaco per ricostruire, tutti assieme, una politica ad Avezzano. Non ho mai avuto gente che m’ha tirato per la giacca, non l’avrò adesso. Condividerò con tutti le decisioni, mi aspetto dei suggerimenti, anche dalla minoranza, perché nei periodi difficili bisogna governare insieme».
Il centrodestra ne esce dilaniato. Condivide?
«Ma qui non c’erano rappresentanti di partiti. Gli schieramenti sono stati succursali dell’Aquila o di Pescara».
Con alcuni sindaci marsicani ha avviato già un dialogo. Continuerà?
«Sì, se lo aspettano tutti i sindaci, che saluto. Sarò con loro per far tornare Avezzano al centro dei progetti della Marsica».
Subito al lavoro?
«Piano, aspettiamo l’esito della commissione elettorale. Ma sì, comincerò a programmare il lavoro nelle prossime ore».
È vero che Mario Babbo sarà il presidente del consiglio?
«Lo decideranno i consiglieri. Cercherò di formare una squadra, la più unita possibile». (r.rs.)

