Le lacrime di Meta per l’ultimo saluto al geometra Patrizio

Funerali nella piazza per l’addio al 36enne morto in moto Lo striscione degli amici: l’alba di ogni giorno ti porti i saluti
CIVITELLA ROVETO. «L’alba di ogni giorno ti porti i nostri saluti». Un grosso striscione sulla parete della chiesa, con un messaggio degli amici, ha accolto ieri pomeriggio i fedeli arrivati nella frazione di Meta da ogni parte della Marsica per l’ultimo saluto terreno a Patrizio De Blasis, il 36enne di Civitella Roveto morto in un incidente stradale in moto avvenuto domenica mattina lungo Provinciale 60, ad Anversa degli Abruzzi. La funzione religiosa si è tenuta nella piazza del paese, davanti alla chiesa, in quella piazza dove Patrizio è cresciuto.
Don Franco Geremia ha parlato di «una inaspettata e imprevista tragedia che lascia muti e in cui il silenzio domina sovrano. Ma la vera partecipazione al dolore», ha aggiunto, «è la vicinanza e per i cristiani è la preghiera». E la vicinanza c’era, ieri pomeriggio. «La notizia è arrivata come una spada che si è trafitta nel cuore e l’ha infranto», ha aggiunto il parroco rivolgendosi a papà Franco, a mamma Marcella, sorretta a fatica, e ai fratelli Loredana e Alessandro, «solo il Signore può lenire tale ferita».
Struggente il ricordo dei compagni di mille avventure. «Siamo qui per dirti ciao», ha detto dal pulpito un’amica, «un saluto che purtroppo non troverà risposta. Una uscita in moto come tante, che però ti ha fatto diventare un angelo. Patrizio, la piazza è gremita di gente perché tutti volevano essere presenti, per ricordare il tuo sorriso, la tua bontà, la tua voglia di vivere. Pati, Patrì, De Blà, venivi chiamato in tanti modi, ma in realtà ce n’è uno solo: amico, quello di tutti. Meta piange e piangerà per sempre, perché tu la riempivi di allegria. Noi ti vediamo ancora lì, in piazza ad abbracciare tutti, che arrivi con il tuo grande amore, la moto. Patrizio, ora Meta ti chiede un favore: dai la forza da lassù alla tua famiglia per affrontare questo difficile momento, stai vicino a tutti e se puoi insegna loro a ricordarti con un sorriso, l’espressione a te più cara».
Poi il saluto dei colleghi di lavoro del geometra e infine la benedizione del feretro, tra due ali di folla in lacrime, con gli occhi gonfi e il naso all’insù per guardare i palloncini bianchi svanire all’orizzonte, tra le nuvole.
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