Le presidi: «Aumenta il disagio tra i giovani»

2 Dicembre 2023

L’accoltellamento davanti alle scuole di Colle Sapone fa scattare un nuovo campanello d’allarme

L’AQUILA. Disagio giovanile in aumento, abbassamento dell’età dei comportamenti a rischio, fragilità emotive irrisolte e modelli di riferimento sbagliati. C’è questo e molto altro nelle parole delle presidi di alcuni istituti scolastici di Colle Sapone, quelli cioè che si affacciano su via Acquasanta, strada balzata agli onori delle cronache cittadine dopo l’accoltellamento di un 21enne in orario scolastico. E mentre il prefetto dell’Aquila, Giancarlo Di Vincenzo, ha dichiarato nei giorni scorsi come «non sia corretto parlare di baby gang», quanto piuttosto di «dinamismo giovanile che può sfociare in illeciti», annunciando al tempo stesso un rafforzamento dei controlli che scoraggino in via preventiva – e se necessario anche dal punto di vista repressivo – determinati episodi di microcriminalità, le dirigenti degli istituti restituiscono il quadro di un fenomeno a più facce, la cui normalizzazione richiede la «collaborazione sinergica di tutti gli attori del tessuto sociale», come auspicato dallo stesso Di Vincenzo.
«Ciò che colpisce è che l’adozione di determinati comportamenti a rischio stia riguardando le fasce più giovani dei nostri studenti» commenta la preside dell’Istituto d’istruzione superiore Amedeo D’Aosta, Maria Chiara Marola.
«Il coinvolgimento di un 16enne non fa che confermare quanto da noi quotidianamente riscontrato negli ultimi anni: ragazzi che arrivano già dal biennio con una serie di difficoltà psicologiche sempre più frequenti, tra cui molti casi di ritiro sociale e fobia scolastica», spiega Marola, che poi aggiunge: «Noi come scuola stiamo cercando di favorire la socializzazione dei nostri studenti con laboratori di musica, teatro e cinema in un ambiente sano e costruttivo, cercando di intercettare la loro curiosità e incanalarla verso attività sane, anche se sappiamo quanto sia difficile quando le sollecitazioni a cui sono esposti siano molteplici e pervasive, dal gruppo di pari all’utilizzo acritico dei social network, che stanno generando molta confusione in loro esacerbandone le difficoltà».
«Mancano spazi fisici reali dove potersi guardare negli occhi e instaurare relazioni autentiche», spiega invece Elisabetta Di Stefano, dirigente dell’Istituto d’istruzione superiore Da Vinci-Colecchi. «Spazi che i giovani stanno invece trovando esclusivamente on line, in un mondo virtuale che preclude la sfera dell’affettività, e i risultati si riversano anche nelle nostre aule. Nonostante corsi e seminari che già facciamo per sensibilizzarli al bullismo, alle dipendenze e a tante altre problematiche, la scuola deve saper recuperare il suo ruolo educativo tradizionale, cioè quello di favorire il fiorire di quelle potenzialità insite in ogni ragazzo in modo che sappiano orientarsi al perseguimento della felicità personale. Perché la cosa più triste è vederli ridotti all’incapacità di provare gioia», conclude la preside Di Stefano, «dobbiamo insomma insegnare ai nostri ragazzi come si possa tornare a gioire a partire da loro stessi».
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