Le regole di Singapore e L’Aquila città territorio
Così vanno a contrasto la globalizzazione e la visione localistica della comunità La tecnologia e il controllo dei cittadini: ecco come si sviluppa l’ingegneria sociale
L’AQUILA. Singapore è una Città-Stato in Malesia, in cui si sta progettando un nuovo modello di ingegneria sociale che si serve della tecnologia per sorvegliare i suoi cittadini. Tra le norme che hanno reso celebre questa città troviamo: il divieto di masticare il chewingum fuori casa, il divieto di sputare per terra e la multa per non aver scaricato in un bagno pubblico.
Tale sistema di controllo è stato recentemente integrato con una rete di telecamere di sorveglianza che copre qualsiasi area urbana. Abbiamo chiesto ad alcuni ragazzi se il modello offerto da Singapore sia riproducibile nella realtà aquilana: la maggioranza è decisamente contraria a tale sistema di controllo perché andrebbe contro la nostra mentalità, le nostre abitudini e le nostre leggi. Il senso dell’aquilanità è legato all'idea del locale che nasce dalla sua storia; la suddivisione stessa del centro storico in “quattro quarti” alimenta questo senso del locale che stride con l’idea della centralizzazione di un controllo globale.
Il sociologo Marshall McLuhan già nel 1980 aveva teorizzato la tirannia come conseguenza della tecnologia. Chi ha in mano i big data sa tutto di noi, della nostra vita privata, delle scelte politiche, delle idee e dei consumi. La tecnologia spinta oltre l’umano potrebbe portarci alla più grande rete di sorveglianza di tutti i tempi. C’è un’analogia con il gigante Argo Panoptes (“che tutto vede”) che grazie ai suoi cento occhi era un ottimo guardiano. Nel ’700 il filosofo Jeremy Bentham rappresentò il carcere ideale: una struttura pensata per consentire a un unico sorvegliante di osservare tutti senza essere visto. Il sociologo Neil Postman ha comparato la visione dei due grandi scrittori Orwell e Huxley sul futuro della società umana e afferma: “Orwell temeva che saremmo stati distrutti da ciò che odiamo, Huxley da ciò che amiamo… credo che abbia ragione Huxley….la gente sarà oppressa da ciò che adorerà». Probabilmente della tecnologia sottovalutiamo il potenziale tirannico, la graduale diminuzione delle libertà civili e delle garanzie che associamo all’idea di democrazia. Vengono incoraggiati sempre di più i progetti di ricerca su tecnologie da applicare all’uomo per potenziarne le capacità. La promessa è un’emancipazione dai limiti biologici per il raggiungimento della libertà e dell’equità. “A tua coscienza”, “fai ciò che ritieni più giusto”, “agisci secondo coscienza”… quante volte abbiamo pronunciato o sentito queste frasi? Questa è la nostra caratteristica più importante che insieme alla creatività ci distingue dagli automi: loro non scelgono, mettono in atto dei programmi.
Gaia Di Bartolomeo
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