Le tre tele dimenticate di Mariani Il caso va in consiglio comunale

Le opere di grandi dimensioni finite all’asta: la prima è andata deserta. Vani gli appelli agli enti locali Per evitare che vadano fuori città i consiglieri di minoranza chiedono un impegno delle istituzioni
L’AQUILA. Approda in consiglio comunale il caso delle tre opere, di straordinarie dimensioni, realizzate negli anni Novanta dal maestro Marcello Mariani, andate all’asta. Tra gli argomenti che dovranno essere discussi nell’assise di domani, infatti, c’è un’interrogazione a firma di Paolo Romano e Alessandro Tomassoni, riguardante la salvaguardia dei capolavori “quale patrimonio storico e artistico dell’Aquila”. Già a novembre scorso lo stesso Romano aveva presentato una mozione sulla possibilità di accogliere e fare propria la proposta, formulata da parte dello stesso Mariani, di donazione di un’opera alla collezione permanente del Maxxi dell’Aquila.
PROMESSE NON MANTENUTE
La mozione era stata accolta dall’assessore Vito Colonna, che allora aveva assicurato: «Faremo tutto il possibile». Da allora, tuttavia, nulla si è mosso. L’interrogazione intende, appunto, indagare cosa è stato realizzato in merito agli impegni presi.
L’ASTA
Il documento, inoltre, fa riferimento alla vendita all’asta di tre tele del maestro realizzate a tecnica mista e collage, di dimensioni eccezionali: ciascuna quasi 9 metri di base per 3 metri di altezza. Il caso prende le mosse già dallo scorso gennaio quando, con un avviso pubblico del tribunale dell’Aquila, le opere raffiguranti l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso sono state messe in vendita con una base d’asta di 190mila euro l’una. La prima asta, a marzo scorso, è andata deserta. Caduti nel vuoto anche gli appelli agli enti e alle istituzioni locali. Il primo a chiedere una concreta manifestazione d’interesse per evitare che acquirenti stranieri potessero impossessarsi delle tele era stato il figlio stesso dell’artista, Daniele Mariani. Poi anche il consigliere regionale Pd Pierpaolo Pietrucci ha voluto lanciare un appello al presidente della Regione Marco Marsilio e al sindaco Pierluigi Biondi. Parole che sono rimaste inascoltate. La speranza, adesso, è che le opere possano diventare maggiormente “appetibili” a seguito di un ribasso della base d’asta e che se ne eviti lo “scippo” alla città. Proprio per questo motivo, i consiglieri di minoranza hanno deciso di portare la questione in consiglio comunale, chiedendo di nuovo un impegno formale, che coinvolga anche il Munda (Museo nazionale d’Abruzzo) e la Fondazione Carispaq.
LE TRE TELE
D’altra parte le tre grandi tele hanno un rapporto strettissimo con L’Aquila: furono commissionate nei primi anni ‘90 al maestro che le portò a termine nel 1995 come scenografia delle tre cantiche dantesche, al teatro Sant’Agostino, su testi rielaborati da Giuseppe Bevilacqua per conto dell’Accademia nazionale di arte drammatica Silvio D’Amico.
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