Legambiente: ricostruire il sociale

Report dell’associazione. Università, è fuga: -72% di immatricolati. Ecco i giovani della generazione “T”
L’AQUILA. L’Università ha perso il 76% di iscritti e il 72% di immatricolazioni. È vero che la popolazione è di oltre 70 mila residenti, ma tante famiglie hanno lasciato la città per andare altrove, pur mantenendo la residenza. La ricostruzione va a rilento nel settore pubblico, nelle scuole soprattutto.
GENERAZIONE “T”. È La fotografia-report che Legambiente Abruzzo Beni Culturali ha fatto dell’Aquila nella ricorrenza degli otto anni dal terremoto del 6 aprile 2009. Otto anni in cui la vita degli aquilani è stata stravolta. Ragazzi della cosiddetta generazione “T”. Sono i ragazzi e i bambini che non hanno mai conosciuto lo “struscio” sotto i portici o “ci vediamo alla colonna” oppure “ai Quattro Cantoni”. Bambini nati nel 2009 e dopo, che non hanno mai conosciuto L’Aquila com’era fino a otto anni fa.
QUATTRO STORIE. Legambiente racconta quattro storie emblematiche dell’attuale vissuto quotidiano degli aquilani. Ne riportiamo alcuni stralci.
PEPPE IL NEGOZIANTE.Peppe, titolare di un’attività commerciale nel centro storico: «In centro si respira aria di precarietà, ma anche la forza di andare avanti. Il cuore della città si è di nuovo spopolato dopo i terremoti del 24 agosto e del 18 gennaio, con le dichiarazioni della Commissione grandi rischi su eventuali altre forti scosse. Ogni mattina non sappiamo se troveremo aperta la strada che abitualmente percorrimao per raggiungere le nostre attività. Dalle 17 ci avvolge il silenzio assordante».
MAMMA CLAUDIA. Claudia, mamma di tre figli: «Essere mamme all’Aquila è complicato. Prima molti bimbi prendevano i mezzi pubblici o andavfano a piedi a scuola. Oggi una mamma che abita nel Progetto case a Ocest della città per portare il figlio a scuola impiega un’ora. Nel pomeriggio non ci sono luoghi di aggregazione e ovunque bisogna accompare i figli in macchina. Stanno crescendo consapevoli solo del trasporto in auto, non sanno cosa sia fare una passeggiata».
IL PENSIONATO CARLO. Carlo, pensionato di 81 anni: «Al mattino, quando esco dal Progetto case che mi hanno assegnato, non so quando riuscirò a tornarci, a causa dell’insufficienza e l’inadeguatezza dei mezzi pubblici. ma uscire è fondamentale, perché questo non è il mio quartiere, non ci sono i miei amici. Molti sono morti, i miei parenti non abitano vicino. Non c’è una piazza, come piazza Duomo, dove uscivo e incontravo qualcuno con cui parlare, sedermi su una panchina, mangiare un gelato».
MARTINA, STUDENTESSA.Martina, studentessa universitaria fuori sede: «Si inizia la giornata con la consapevolezza che per fare 7/8 km dalla zona Est della città al Polo universitario di Coppito, con i mezzi pubblici ci impiego quasi lo stesso tempo dei miei colleghi che vengono da Avezzano. In questi anni è aumentato il costo del biglietto del bus, ma non il numero di corse per raggiungere le sedi dell’Università, dislocate in più punti. Non ci sono luoghi di aggregazione. È vero che ci sono molti pub, ma si bene soltanto e i mezzi pubblici non ci sono. Quindi, ci raduniamo con gli amici nelle case».
VOGLIA DI RESTARE. Quattro storie difficili, ma che dimostrano che nonostante tutto c’è tanta voglia di restare. Di ricostruire all’Aquila.
Legambiente fa un’analisi spietata, con dati Istat, dell’Usra, sullo stato di dell’opera, in una sorta di “visita guidata” tra le vie e viuzze del centro storico della città ferita, i cui segni sono ancora molto evidenti, con arbusti e alberi cresciuti nelle antiche strade acciottolate. Se è stato ricostruito, finora, il 54% del centro storico, vuol dire che ne rimane ancora il 46%, cioè quasi la metà. E poi la lentezza della ricostruzione pubblica, le scuole ferme e dimenticate (e presumibilmente i problemi, come al Cotugno, rimarranno anche per il prossimo anno scolastico).
Legambiente punta su un concetto fondamentale: «La ricostruzione sociale deve essere legata a doppio filo con la ricostruzione materiale, perché è la linfa che riporta la vita nella città ricostruita».
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