«Legge Cantone su appalti privati»

2 Agosto 2015

Verrocchi (Cgil): strumento ideale per controllare tutti i cantieri, ma ci sono pochi ispettori del lavoro

L’AQUILA. «Schiavismo, caporalato transnazionale». Per il segretario provinciale della Fillea (il settore della Cgil che si occupa dell’edilizia), Emanuele Verrocchi, non ci sono parole diverse per definire il fenomeno dello sfruttamento della manodopera emerso dall’inchiesta “Social dumping” di Procura e carabinieri che ha portato, quattro giorni fa, all’arresto di sei persone (uno è latitante) accusate di sfruttamento della manodopera, autoriciclaggio e intermediazione illecita. Sono una trentina gli operai romeni portati in Italia con il miraggio di un lavoro, costretti sotto minaccia a fare molte ore di straordinario, pagati quattro volte meno del dovuto, senza tutele e con contratti fittizi, costretti a vivere in 10 nello stesso appartamento, fatti arrivare con un falso distacco comunitario, quella formula che consente di far muovere da un Paese all’altro della Comunità europea i lavoratori di una ditta. Lucrando su un meccanismo fiscale e di movimento di capitali che ha permesso anche la creazione di fondi neri. «Tutto questo, sulla pelle dei lavoratori, trattati come merci e come capitali. E non come esseri umani», ha detto Verrocchi, spiegando le origini dell’inchiesta. E’ stata la Fillea-Cgil a dare il via a "Social dumping" con un esposto presentato alla Procura un anno fa e firmato, oltre che da Verrocchi, anche dal segretario provinciale della Cgil Umberto Trasatti e dal responsabile regionale della Fillea, Silvio Amicucci. E’ la dimostrazione che denunciare ciò che non va, alla fine, paga. Paga in termini di emersione del nero, del malaffare, anche se nel tritacarne del meccanismo della giustizia poi ci restano i lavoratori. «Sfruttati prima, e poi costretti a perdere il lavoro, visto che io cantieri inquisiti vengono chiusi», ha sottolineato Verrocchi. È successo anche questa volta. Verrocchi fa un appello forte al governo, al quale la Cgil si appresta a scrivere, affinché venga colmato un vuoto normativo tremendo: la mancanza di una legge nazionale che permetta di non chiudere i cantieri privati coinvolti in concordati, fallimenti, inchieste, vertenze varie.

Una via c’è. «Il decreto Cantone, che riguarda il settore pubblico, deve essere esteso anche al privato. Su questo il nostro impegno sarà massimo, a partire dalla prossima riunione dell’Osservatorio sui flussi della manodopera, che si terrà il 20 agosto in Prefettura». Una norma per mantenere aperti i cantieri. Verrocchi ha detto anche di aspettarsi «futuri nuovi casi simili». I sindacalisti della Fillea-Cgil girano tutti i giorni fra i cantieri della ricostruzione - dal centro storico aquilano fino alla periferia, toccando i Comuni più lontani della provincia, come Villa Sant’Angelo o Castel del Monte - e quotidianamente raccolgono le segnalazioni dei lavoratori oppure osservano criticità. Ma non basta la denuncia. Bisogna fare presto anche sul fronte legislativo, con quella legge sulla ricostruzione che tarda ad essere approvata nella sua interezza. E’ lì che è inserita la norma sulla white list, e anche la richiesta di un incremento di personale ispettivo per i cantieri».

In poche parole, mancano gli ispettori del lavoro, che sono meno delle dita di una mano in tutta la provincia e devono, da soli, coprire tutti i settori, dal commercio all’ediliza. Per Trasatti è urgente «tutelare le imprese serie dal malaffare, perché rischiano di essere estromesse dalla ricostruzione». Un altro aspetto su cui serve massima attenzione, per Amicucci, è quello «sulla selva dei subappalti cui si ricorre in modo anomalo e dunque da valutare».

Marianna Gianforte

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