Lettera in viaggio 20 giorni, perde il lavoro

Giovane esclusa dal corso Asl. Il padre denuncia: spedita da Avezzano, doveva arrivare a Tagliacozzo
TAGLIACOZZO. Neppure quando la posta viaggiava con la diligenza, una giovane di Tagliacozzo si sarebbe potuta trovare in una situazione simile. La ragazza, infatti, non ha potuto frequentare un corso di alimentarista perché la lettera con la quale l’Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila ne fissava la data ha impiegato 20 giorni per arrivare da Avezzano a Tagliacozzo. Un ritardo risultato fatale per la ragazza. Non potendo frequentare quel corso, infatti, non può lavorare. Il corso si sarebbe dovuto tenere nell’aula consiliare del Comune di Tagliacozzo il 20 febbraio, dalle 15 alle 19. La lettera di convocazione è arrivata lo stesso giorno. Il timbro delle Poste di Avezzano porta la data del 30 gennaio. Dunque la lettere è rimasta in viaggio per 20 giorni. Morale della favole: alla ragazza, che in quel corso aveva riposto le speranze di un lavoro, dovrà aspettare chissà per quanto tempo ancora. «Purtroppo», lamenta sconsolato il padre, Fernando Costantini, titolare di un negozio di frutta in centro, «abbiamo visto la lettera la sera, quando io e moglie siamo tornati a casa. Ma ormai il corso era finito. Mi chiedo come sia possibile che una lettera per arrivare da Avezzano a Tagliacozzo impieghi tutto questo tempo. Sono andato a protestare alle Poste di Tagliacozzo, mi hanno detto che non dipendeva da loro. Non lo so di chi è la colpa. So solo che a mia figlia è stata preclusa la possibilità di conseguire un attestato che le avrebbe consentito di lavorare con me». E ora? «Ora dobbiamo aspettare che l’Asl organizzi un altro corso. Quanto tempo occorrerà non lo sappiamo. Passeranno mesi. E intanto mia figlia sta a spasso. Ma si può andare avanti in questo modo? Poi dicono che i giovani non hanno voglia di lavorare. Mi chiedo», prosegue il commerciante, «chi ci rimborsa i soldi spesi per la documentazione che l’azienda sanitaria ci ha richiesto per consentire a mia figlia di partecipare al corso. Sono molto arrabbiato per quanto è accaduto. In primo luogo perché vedo mia figlia giù di morale e poi perché devo privarmi del suo apporto nel mandare avanti l’attività commerciale. Insomma, devo lasciare mia figlia a casa, perché non ha i requisiti per stare nel negozio e devo assumere qualcun altro fino a quando l’Asl non terrà un altro corso. Ma come si fa ad accettare una situazione del genere? In quale Paese viviamo?». (n.m.)
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