Lettera-sfogo di un preside: riaprite subito tutte le scuole
L’AQUILA. «La confusione regna sovrana». È questo uno dei passaggi chiave della lettera-sfogo di un dirigente scolastico. A firmarla è Antonio Lattanzi che guida l’istituto comprensivo “Cesira Fiori”...
L’AQUILA. «La confusione regna sovrana». È questo uno dei passaggi chiave della lettera-sfogo di un dirigente scolastico. A firmarla è Antonio Lattanzi che guida l’istituto comprensivo “Cesira Fiori” di San Demetrio ne’ Vestini e Rocca di Mezzo. Tra Dpcm del governo, ordinanze della Regione e vari pronunciamenti sull’individuazione dei lavoratori appartenenti ai servizi essenziali, per ammettere o meno i figli alle lezioni in presenza, «tutto ricade sulla scuola, le lagnanze dei docenti e dei genitori, le difficoltà degli studenti, soprattutto quelli con problematiche sociali, economiche, linguistiche: una nuova “scuola di classe” dove i primi se la cavano e gli ultimi sono sempre ultimi». Il dirigente cita don Milani («non c’è cosa peggiore che fare parti uguali tra diseguali») e sottolinea che «si chiudono le scuole a Roma, Milano, Bologna, Palermo ma anche a Fontecchio, Fossa, Ocre e Ovindoli; si chiudono scuole con 25 alunni per classe e scuole con 25 alunni in tutto il plesso, scuole di città con la fibra a 100 mega e piccole scuole di frontiera con Adsl a 0,70 e dopo tutte le risorse investite per sanificazioni, igienizzazioni, prodotti virucidi, sanificatori ad ozono, filtri con carbone attivo o liquidi speciali, mascherine, distanziamento dei banchi, reperimento ulteriori locali e quindi riscaldamento, luce, pulizie, organico Covid di docenti e Ata. Tutto inutile». Per Lattanzi una soluzione c’era. «Non si poteva delegare ai sindaci, ai sensi degli articoli 33 3° comma della Legge 833 del ‘78, nonché ai sensi dell’articolo 50 comma 5° del Testo unico enti locali), in qualità di autorità sanitarie locale e titolari del potere di emanare ordinanze contingibili e urgenti, la possibilità di decidere se chiudere o meno a seconda della situazione epidemiologica? Perché chiudere anche in Comuni dove il sindaco con enorme sacrificio ha fatto lo screening con tamponi molecolari a tutta la popolazione? Perché possono esistere regioni bianche e non comuni bianchi?». La didattica a distanza, secondo il dirigente non è una soluzione. «La Dad non può essere che un parziale rimedio in momenti di emergenza, talvolta è un palliativo, in tante zone del nostro Paese non c’è connessione», tiene a evidenziare, «tante famiglie non hanno dispositivi, per alcune tipologie di studenti la scuola in presenza è di vitale importanza, le conseguenze di due anni scolastici in didattica a distanza le pagheremo nei prossimi decenni». Lattanzi chiude con un appello: «Riaprite le scuole, prima che sia troppo tardi».
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