LFoundry, addio alle 12 ore Scettici gli 850 dipendenti

I nuovi turni non entusiasmano i lavoratori costretti dopo anni a cambiare vita Uno dei nodi da sciogliere è quello delle pause. E non c’è il piano industriale
AVEZZANO. La sveglia per molti ha suonato alle 4. Niente pause lunghe, ma giusto il tempo di togliersi la tuta di protezione, prendere un caffè e tornare al lavoro. E dopo 8 ore tutti a casa. La vita degli 850 dipendenti di LFoundry da ieri è cambiata. Dopo 25 anni hanno detto addio ai turni da 12 ore, ma anche ai due giorni in fabbrica e ai tre a casa. Ora si lavora sei giorni di seguito per otto ore e tre si riposa. Ma sul futuro dell’azienda non ci sono certezze.
PRO E CONTRO
Ieri nella fabbrica del nucleo industriale si sono incrociati i vecchi turnisti (che hanno iniziato alle 20 del 30 settembre), e i nuovi che hanno dato il via alla nuova era delle 8 ore. Un giorno rivoluzionario per la fabbrica di proprietà cinese, dove si producono memorie volatili, che non viene ancora metabolizzato dai dipendenti. «Il nuovo turno è più umano per le ore lavorate», dice Giuseppe Odoardi, 38 anni, «ma va detto che tutti gli assunti dal 2000 in poi hanno sempre preferito lavorare di più, cioè 12 ore, in pochi giorni e poi essere liberi. È presto per fare un bilancio, sicuramente va rivisto il break da 45 minuti e va considerato l’aspetto economico. Io vengo da San Benedetto, prima andavo a lavorare due giorni di seguito e tre riposavo. Adesso devo andare tutti i giorni ad Avezzano e di conseguenza la spesa della benzina è raddoppiata». Mentre i circa 550 amministrativi hanno sempre osservato le 8 ore, gli 850 addetti alla produzione dal 1999 seguono i turni da 12 ore. L’organizzazione del lavoro che prima seguiva il “2 più 3”, con due giorni di lavoro e tre di riposo, ora è diventata “sei più tre” con sei giorni in servizio – due giorni dalle 6 alle 14, due giorni dalle 14 alle 22 e due dalle 22 alle 6 di mattina – e tre di riposo.
PIÙ TRANQUILLITÀ
Se da una parte c’è chi pensa all’aspetto economico, dall’altra c’è chi pone sulla bilancia il tempo a disposizione. Andrea Bucci, 51 anni, ieri ha lavorato dalle 6 alle 14. Una volta uscito dalla fabbrica ha potuto fare molte cose che prima non faceva. «Il primo giorno è andato bene», precisa il lavoratore, «sono di Capistrello, sono uscito di casa alle 5.30 e alle 6 ho iniziato a lavorare. Questo nuovo turno è meno stancante di quello di prima. Oggi (ieri per chi legge) sono potuto andare a fare una passeggiata, poi ho fatto la spesa. Tutte cose che prima potevo fare solo nei giorni di riposo. Sono anni che lavoro in LFoundry, ho assistito a tanti cambi. Mi auguro che lo stabilimento tenga sia per i dipendenti, sia per l’indotto». Ad oggi le organizzazioni sindacali ancora non hanno in mano il piano industriale più volte richiesto, ne hanno avuto un riscontro da parte del ministero su un incontro chiarificatore con l’azienda. Resta anche il nodo sul mono cliente della fabbrica, On-semiconductor, il cui contratto scade a fine anno. Cosa si farà dopo e cosa si produrrà ancora non si sa.
LE MAMME
Ogni giorno varcano i cancelli di LFoundry oltre 500 donne che a casa hanno mariti o compagni, e figli. Per loro stare 12 ore al giorno fuori casa era dura, ma poi sapevano che avevano tre giorni interi da dedicare alla famiglia. Con i nuovi turni dovranno stare in fabbrica 6 giorni di seguito e sicuramente dovranno rivedere le loro abitudini. «Fisicamente le 12 ore erano dure», riferisce Loredana Palerma, 49 anni, «ma anche 8 ore per sei giorni consecutivi sono tante. Io sono arrivata in azienda nel 1996, avevo appena 21 anni e c’erano i turni da 8 ore. Ma tutto era diverso. Ora ho una famiglia, tre figli, e andare tutti i giorni da Aielli dove vivo ad Avezzano è un peso, anche economico. Non penso solo a me ma anche alle tante mamme che vengono dall'Aquila, da Sulmona da Rieti che non usciranno più 2 giorni di seguito da casa, ma 6. E non staranno fuori casa solo 8 ore, ma almeno 10 ore compreso il viaggio».
LE PAUSE
Uno dei nodi da sciogliere è quello delle pause. Con i turni da 12 ore i dipendenti avevano due ore complessive per fermarsi – mezz’ora, un’ora, mezz’ora – con le 8 ore l’azienda si è basata sul contratto collettivo nazionale dei lavoratori fissando lo stop a 45 minuti (15 in più della norma). Ma per i sindacati LFoundry ha delle peculiarità che la spingono a non poter tener conto solo del contratto nazionale. «Le 8 ore volano rispetto alle 12», spiega Alfredo De Caro, 55 anni, «ma contenere la pausa in 45 minuti, è impossibile. Chi entra alle 5.45 non si può fermare prima delle 10 e deve anche decidere se fare solo una pausa caffè o tirare dritto fino alle 11 quando apre la mensa. È una corsa continua. Dovrebbe esserci almeno un’altra pausa, anche di 10 minuti, a metà turno».
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