LFoundry: investiremo 18 milioni e realizzeremo 43 nuovi prodotti

29 Gennaio 2020

Il numero uno dell’azienda della microelettronica, D’Antiochia: «Consolideremo la nostra capacità» Ma per i proprietari cinesi è elevato il costo del lavoro, dubbi su come affrontare le ore in esubero 

AVEZZANO. LFoundry investe 18 milioni di euro sullo stabilimento di Avezzano e si prepara a lanciare sul mercato mondiale 43 nuovi prodotti. Restano dubbi, però, sulla gestione delle ore in esubero e sul costo del lavoro, ritenuto «troppo elevato» dai padroni cinesi. Le novità sono state comunicate dal management della multinazionale, dopo mesi di silenzi e preoccupazioni, nel corso del vertice voluto dal vicecapo di gabinetto del ministero per lo Sviluppo economico, Giorgio Sorial. L’azienda ha presentato un piano industriale – bollato come «confuso» dalle organizzazioni sindacali – senza però chiarire come risolverà alcune problematiche. Intanto, i contratti di solidarietà saranno revocati e cinque nuovi clienti si apprestano a vedere realizzati nello stabilimento del nucleo industriale della città i loro manufatti. LFoundry produce memorie volatili, dà lavoro a 1.500 persone e, dopo la Sevel in Val di Sangro, è la seconda realtà produttiva d’Abruzzo.
SOLDI IN ARRIVO. Ammontano a 18 milioni di euro i fondi che la Wuxi Kec semiconductor, start up cinese che detiene il 100 per 100 delle quote del sito avezzanese, è pronta a mettere sul piatto per lo sviluppo dello stabilimento. Ad annunciarlo è stato il numero uno di LFoundry ad Avezzano, Marcello D’Antiochia, già membro del team di Texas instruments e poi responsabile del planning (organizzazione materiale) per diversi siti di Micron nel mondo. Nel vertice romano, i responsabili LFoundry hanno illustrato la strada che l’azienda intende intraprendere, anche se per i sindacati non è stato definito il ruolo che avrà il sito marsicano nel quadro globale del settore della microelettronica, e hanno ribadito più volte come il costo del lavoro sia «troppo elevato per gli standard internazionali».
PARLA D’ANTIOCHIA. «L’azienda ha pianificato investimenti sia in capitale che in ricerca e sviluppo che consentono di consolidare la propria capacità produttiva. Questa è una buona notizia», dichiara D’Antiochia, «è tuttavia necessario risolvere un problema relativo alla produttività. I parametri di riferimento dell’industria dei semiconduttori mostrano, infatti, che vi sono ampi margini di miglioramento. Di questo ne vogliamo discutere con i sindacati, già nei prossimi giorni. Se riusciremo a raggiungere questo obiettivo, potremo guardare con positività ai prossimi anni».
LE ASSEMBLEE. Ieri, dopo il vertice in via Molise a Roma, sono iniziate le assemblee in fabbrica. Con ben otto incontri i manager spiegheranno ai lavoratori le novità in arrivo da qui ai prossimi mesi.
CAMBIA LA PRODUZIONE. Sono 43 i nuovi prodotti che l’azienda si è detta pronta a lanciare sul mercato. Il tutto avverrà dopo un attento sviluppo che sarà realizzato proprio nel sito avezzanese. Il settore di riferimento sarà sempre quello della microelettronica, al quale verrà affiancat quello dell’industria dell’automobile in espansione. Secondo quanto riferito dai vertici LFoundry presenti all’incontro – il manager Sergio Galbiati, il vice presidente Fabrizio Famà, il direttore del personale Alessandro Albertini e il responsabile delle relazioni industriali, Fabrizio Felli – è stato stretto un accordo con partner commerciali internazionali che per i prossimi cinque anni impegneranno i 1.500 dipendenti.
ECCESSO DI ORE? Grazie ai nuovi clienti e alla domanda in crescita circa l’80% della produzione sarà assorbita totalmente. Questo, in termini pratici, vuol dire che la linea produttiva sarà impegnata tra vecchi e nuovi clienti, ma solo per una parte. Se da un lato si è superato infatti l’ostacolo mono cliente (On-semiconductor) che tanto preoccupava dipendenti e sindacati, dall’altro rimarrà da chiarire in che modo l’azienda intenderà gestire il 20% delle ore lavorate in eccesso. Al momento non è stata fornita una soluzione.
FINE DELLA SOLIDARIETÀ. Già da marzo potrebbero essere interrotti i contratti di solidarietà che per mesi hanno tenuto al lavoro i dipendenti, ma per meno ore. Nel vertice al ministero per lo Sviluppo economico, infatti, i sindacati aspettavano di conoscere dei dettagli su questo aspetto anche alla luce dei problemi organizzativi emersi nell’ultimo biennio. Gli ammortizzatori sociali, scattati nel dicembre 2018 a causa della guerra dei dazi tra Stati Uniti e Cina e all’aumento vertiginoso del costo delle materie prime, dovevano terminare a fine maggio, come da contratto. Con l’aumento della produttività, però, sarà necessario un maggiore impegno dei dipendenti e di conseguenza l’azienda ha confermato che si provvederà a sospenderli due mesi prima della naturale scadenza.
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