LFoundry, lavoratori interinali in sciopero
L’astensione contro la mancata stabilizzazione è stata del 90 per cento. Sit-in davanti alla fabbrica
AVEZZANO. Il 90 per cento dei lavoratori interinali di LFoundry si astiene dal lavoro in segno di protesta contro la mancata stabilizzazione. I cento dipendenti dell’azienda più grande del territorio, dove si producono sensori e memorie volatili, sono assunti con un contratto a tempo determinato tramite un’agenzia interinale.
Mentre fino a poco tempo fa i loro contratti avevano una validità di 36 mesi, a partire da novembre 2023 questi potrebbero essere rivisti e ridotti a 12 mesi, circa un terzo della durata rispetto a quella attuale. Questo renderebbe ancora più precaria la loro posizione che, nonostante gli anni di esperienza e la professionalità, allontanerebbe ulteriormente la possibilità di una stabilizzazione. Nelle scorse settimane si sono susseguiti riunioni e confronti che hanno portato poi allo sciopero messo in atto ieri mattina.
«Nonostante le paure che derivano dalle condizioni dei contratti precari in LFoundry i lavoratori delle agenzie interinali hanno dato una lezione di etica del lavoro a tutto il territorio abruzzese», ha spiegato Andrea Campione, rappresentante sindacale di stabilimento di LFoundry Uilm-Uil, «non hanno avuto paura dei possibili “ricatti” e hanno ricevuto gli applausi dei dipendenti LFoundry nel momento in cui, aderendo allo sciopero, hanno abbandonato le loro postazioni di lavoro». Ieri mattina si sono dati appuntamento fuori ai cancelli dello stabilimento della zona industriale della città. La maggior parte dei lavoratori interinali ha deciso così di rappresentare tutto il grande disappunto per questa situazione che non accenna a migliorare.
Presenti i rappresentanti delle organizzazioni sindacali e il primo cittadino di Trasacco, Cesidio Lobene, arrivato al sit-in per portare la propria solidarietà ai lavoratori interinali di LFoundry. «L’adesione è stata molto alta, tanto da raggiungere il 90 per cento», ha concluso il rappresentante sindacale della Uilm-Uil, Campione, «dopo che l’azienda ha rifiutato le svariate proposte che il sindacato ha posto sul tavolo siamo stati costretti ad alzare la voce. Non sono chiare le ragioni per le quali l’azienda vuole continuare ad utilizzare il tempo determinato come modello di lavoro. Adesso chiediamo l’aiuto delle istituzioni regionali e nazionali, finora assenti, che verifichino l’utilizzo di questi contratti in un'azienda che si trova in ottima salute finanziaria». (e.b.)
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