LFoundry, non c’è l’accordo sui nuovi turni

L’incontro tra azienda e sindacati si è chiuso con un altro nulla di fatto. Tutto è stato rinviato a lunedì
AVEZZANO. Non si trova ancora l’accordo su nuovi turni e sui rientri in LFoundry. Sono tornati a riunire i vertici dello stabilimento, i delegati di Fim-Cisl, Fiom- Cgil, Uil-Uilm e Failms e le rispettive rsu. Il tavolo, che era stato convocato per discutere la proposta delle parti sociali, alla fine si è chiuso con un nuovo nulla di fatto e un aggiornamento alla prossima settimana. Dopo la sospensione della discussione tra le parti e lo stato di agitazione proclamato dalle organizzazioni sindacali alla luce della riorganizzazione dello stabilimento industriale, le varie ipotesi legate al cambio di turno non erano state più esaminate.
L’accordo, infatti, era quasi stato raggiunto a fine 2020 e sia l’azienda, sia i sindacati erano pronti a stringersi la mano e mandare in pensione i turni “quattro più quattro” (quattro giorni di lavoro e quattro di riposo) e sostituirli con “due più tre” (due giorni di lavoro e tre di riposo), sempre con turnazione da 12 ore. Proprio da qui si era ripartiti negli ultimi due incontri delle scorse settimane con l’obiettivo comune di trovare una soluzione. La delegazione sindacale nell’ultimo incontro aveva chiesto, infatti, ai vertici dello stabilimento che conta 1.400 dipendenti l’aumento del cosiddetto premio organizzativo «12 ore rispettivamente da 4,5 euro per il giorno e 9 euro per la notte a 10 euro e 15 euro».
L’idea dei sindacati avrebbe dovuto essere approvata dall’azienda che si era presa qualche giorno di tempo per pensarci. La speranza era di poter trovare presto un accordo, invece all’ultimo confronto la discussione si è bloccata di nuovo. «La delegazione sindacale si è incontrata con la dirigenza per ricevere la risposta, rispetto alla proposta formulata», hanno commentato le organizzazioni sindacali. «L’azienda conferma la propria rigidità al tavolo negoziale rigettando la proposta. La motivazione aziendale legata a un maggior costo dell’organizzazione del lavoro, chiude ulteriormente la possibilità a una trattativa che permetta una rivalutazione salariale. La delegazione sindacale, a fronte di un possibile scenario di rottura, ha modulato una nuova proposta che prevede un’integrazione salariale aggiuntiva del 55% sui due rientri in più». La prossima riunione è fissata per lunedì alle 10. (e.b.)
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