Lia Garofalo, mostra a palazzo Ardinghelli

Sarà inaugurata sabato 28 marzo. E’ una rivisitazione moderna della pittura medioevale di Bominaco
L’AQUILA. Sabato 28 marzo alle 16 nella cornice di Palazzo Ardinghelli (nel quale è in corso un importante restauro) sarà inaugurata la mostra personale dell'artista aquilana Lia Garofalo.
Dentro una scenografia tanto prestigiosa (palazzo Ardinghelli appunto) Garofalo propone immagini _ rielaborate con la sua tradizionale tecnica pittorica e in base alla sua sensibilità umana e artistica _ delle opere d'arte e degli elementi lapidei contenuti nello splendido oratorio di San Pellegrino e della vicina Abbazia di Santa Maria Assunta a Bominaco.
Con la mostra, Lia Garofalo, oltre a fare un omaggio a un luogo che è uno scrigno d'arte _ conosciuto ma non quanto meriterebbe _ fa un salto all'indietro nel tempo attualizzando i dipinti murali che risalgono al medioevo attraverso una rivisitazione quasi mistica che si incunea nel dolore e nella sofferenza dell'uomo di ogni tempo e di ogni latitudine. Il quadro simbolo di questa ricerca intima delle radici e del significato della vita _ che spesso appare senza senso e destinata all'oblio _ è la deposizione di Cristo. Si badi bene, una deposizione che non è preceduta nella sequenza pittorica dalla crocifissione, quasi che l'artista di ieri e di oggi si voglia concentrare sul momento della pietà e della compassione, o della Misericordia come ci insegna e sottolinea Papa Francesco, che prelude a una resurrezione dell'anima che diventa in sostanza fonte di speranza, la sola cosa che può aiutare l'uomo a vivere nella serenità e nella certezza che non tutto si chiude con la morte fisica.
Ma nei quadri di Lia Garofalo c'è anche di più. L'artista offre alcuni particolari dell'Oratorio e dell'Abbazia apparentemente muti e statici ingabbiati come sono nella pietra che artisti geniali ci hanno lasciato secoli fa. Garofalo li accarezza, spolvera le incrostazioni provocate dal tempo e ce li ridà vividi, quasi che, come per incanto, siano pronti a prendere vita. L'artista infine “preleva” dettagli che a prima vista sembrano insignificanti (stelle, pesci, fiori) e ne fa composizioni che sorgono dal passato per ricordarci la bellezza della natura e dell'universo tutto. La mostra, che incrocia arte di ieri e di oggi, diventa occasione di riflessione per chi _ soprattutto in un periodo come quello pasquale _ sente ancora di più le ferite del cuore causate dal dolore infinito che si è generato nella settimana santa di sei anni fa. (g.p.)
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