Licenziamenti alla Dante Labs Oggi la protesta dei lavoratori

8 Ottobre 2024

La procedura avviata per i 13 dipendenti che stamani daranno vita a un sit-in davanti al Tecnopolo La Cgil: «Nessuna disponibilità da parte dell’azienda per il ricorso agli ammortizzatori sociali»

L’AQUILA. Saranno questa mattina davanti ai cancelli del Tecnopolo, i 13 dipendenti della Dante Labs che rischiano il posto di lavoro. L’azienda, specializzata nello studio del genoma umano, ha avviato a sorpresa una procedura di licenziamento collettivo. La Cgil ha indetto per oggi una giornata di sciopero, che sarà accompagnata da un presidio a partire dalle 10. L’obiettivo è richiamare l’attenzione dei rappresentanti politici e istituzionali sulla vertenza, in modo da «costruire un’alternativa percorribile rispetto a quella attualmente prospettata e già in parte avviata. Le soluzioni, infatti, vanno cercate partendo dalla tutela dei diritti dei lavoratori», ha sottolineato il sindacato, «considerato che il nostro territorio potrebbe perdere un capitale umano e professionale, con il rischio di compromettere ulteriormente la già difficile ripresa economica e sociale della città dell’Aquila».
Oltre ai 13 dipendenti a rischio, tutti assunti a tempo indeterminato, il licenziamento è già scattato, nei mesi scorsi, per altre 7 persone. Il laboratorio Dante Labs, fondato dagli aquilani Andrea Riposati e Mattia Capulli dopo gli studi negli Stati Uniti, è attivo dal 2019 e ha raggiunto l’apice dell’attività durante l’emergenza Covid, trasformandosi in un centro capace di processare migliaia di tamponi al giorno. La vertenza occupazionale riguarda lavoratori giovani, tra i 30 e i quarant’anni, in molti casi provenienti da altre città e da altri Paesi, e con alte competenze.
«Nonostante le aspettative», hanno spiegato nei giorni scorsi il segretario provinciale della Cgil Francesco Marrelli e i segretari Filcams Andrea Frasca e Alessandra Marchionni, «questa realtà imprenditoriale, tanto promettente, affronta una crisi che sembra irreversibile e che concretamente mette a rischio decine di posti di lavoro. Di recente, infatti, la società, dopo aver ripetutamente mancato di pagare le retribuzioni al personale ed aver iniziato un percorso di esuberi, ha, dapprima, coinvolto le organizzazioni sindacali per valutare la possibilità di ricorso agli ammortizzatori sociali a sostegno del reddito e, a distanza di pochi giorni, nonostante la piena disponibilità della Cgil, ha improvvisamente avviato una procedura di licenziamento collettivo». Da qui la decisione di far scattare la mobilitazione del personale.
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