Liceo chiuso, tornano i “prof sandwich”

27 Ottobre 2019

Nuova protesta degli ex docenti dell’Ovidio per sollecitare la riapertura, dopo 10 anni, del Classico

SULMONA. Sono tornati in piazza per mostrare il loro dissenso contro la situazione in cui versa da dieci anni la loro scuola, chiusa subito dopo il terremoto del 2009 e mai riaperta. Ieri mattina gli ex alunni ed ex insegnanti ormai ultrasettantenni, del Liceo Classico Ovidio hanno indossato decine di cartelli sfilando lungo il centro storico e in piazza Garibaldi affollatissima per il mercato settimanale.
Nei loro cartelli i manifestanti hanno ricordato il lunghissimo tempo trascorso inutilmente, nella successione di quattro sindaci e quattro presidenti di Provincia ad aspettare di vedere riaperta la storica scuola l’unica rimasta al centro della città. E in attesa che ciò avvenga tra le tante promesse reiterate negli ultimi tempi dagli amministratori comunali e provinciali, l’edificio di piazza XX Settembre cade a pezzi: lesioni, umidità, muffe ed erbacce lo stanno distruggendo. All’interno i segni del degrado appaiono nei corridoi, nelle aule, nei laboratori e soprattutto nella biblioteca dove sono custoditi preziosi volumi delle opere di Ovidio. Mentre studenti, docenti e restante personale scolastico sono condannati a vagare da un edificio all’altro. Ma i manifestanti non hanno dimenticato altri edifici che attendono lavori di messa in sicurezza, come l’Istituto tecnico De Nino-Morandi, trasferito da cinque anni a Pratola Peligna e le scuole elementari Di Stefano e Lombardo-Radice. Insomma, è emergenza scolastica quasi assoluta. «Reagiamo», hanno scritto sui loro cartelli i cittadini-sandwich schierandosi nel piazzale interno di Palazzo San Francesco e sui gradini della sede storica del Liceo Ovidio per criticare ancora una volta la lentezza e le inerzie che hanno provocato lo stato di emergenza.
Il Comune intanto sta cercando di sbloccare la situazione con la Soprintendenza che ha espresso perplessità sul tipo di intervento da effettuare. L’Ufficio di Fossa ha detto no a un’integrazione dei fondi perché l’importo di 4,9 milioni, tenendo conto delle modifiche apportate al progetto, supererebbe le linee guida del miglioramento sismico.
Per cercare di far quadrare i conti è scesa in campo la Provincia con una variazione di bilancio entro dicembre. Ma per il nulla osta definitivo mancano i pareri di Soprintendenza e Genio Civile. (c.l.)
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