Liris, bufera per l’aperitivo al bar “comunale”

14 Gennaio 2019

Vicesindaco nel mirino. Perilli (SI): «Assurdo utilizzare un bene da demolire o acquisire al patrimonio»

L’AQUILA. «Aperitivo elettorale nel locale ...comunale». Siamo solo all’inizio, ma la corsa all’ultimo voto in città – dove l’esercito dei candidati sgomita nel tentativo di evitare che nessun aquilano venga eletto all’Emiciclo – parte subito col botto. E meno male che è solo l’aperitivo.
Nel mirino finisce un’iniziativa politica del vicesindaco Guido Quintino Liris (passato da Forza Italia a Fratelli d’Italia), candidato alle Regionali pro Marsilio, che ha organizzato, per oggi alle 18,30, un aperitivo nei locali ex Ecibus di via Vicentini invitando lo stesso senatore e il sindaco Pierluigi Biondi.
La miccia la accendono i Globuli rossi, pensatoio social della sinistra aquilana. «Il Tar ha confermato quanto sostenuto dall’amministrazione di centrosinistra in merito al rispetto delle convenzioni urbanistiche e cioè che la particella catastale sulla quale sorge il locale è di proprietà del Comune e che quel locale dev’essere acquisito al patrimonio. Il vicesindaco dovrebbe saperlo e dunque le chiavi le ha prese al Comune o le ha chieste (e presumibilmente pagate) a chi non potrebbe averle? Biondi ripristina il meccanismo...».
Si tratta di una struttura che da anni è al centro di una guerra giudiziaria senza esclusione di colpi tra la Bahia srl (riconducibile all’imprenditore Berardino Del Tosto) e il Comune. Il 22 dicembre i giudici amministrativi hanno scritto l’ennesima pagina della lunga vicenda. La Bahia (condannata a pagare 6mila euro di spese processuali), si è vista respingere un ricorso col quale si chiedeva l’annullamento di una serie di atti: il provvedimento dirigenziale (febbraio 2017) che aveva respinto la domanda di condono; il provvedimento di richiesta di trascrizione e voltura a favore del Comune (marzo 2017) di parte del terreno di proprietà della Bahia, motivata con riferimento all’ordinanza di demolizione (2013) e al verbale di verifica dell’inottemperanza del provvedimento della polizia municipale (aprile 2015); la nota del Comune (aprile 2017) che annunciava l’immissione in possesso e sgombero anche di una parte dell’area. In 19 pagine di sentenza il Tar ribadisce due concetti: «abusività e inottemperanza della demolizione».
Il caso diventa politico. Per l’ex presidente della Commissione Territorio Enrico Perilli (Sinistra italiana), che si è occupato a lungo della vicenda, «siamo di fronte alla madre di tutte le convenzioni non rispettate, con 10 anni di lavoro per gli uffici comunali per ricostruire i fatti e ritrovare documenti. Ci fu la chiusura e poi le sentenze confermarono la giusta interpretazione dell’ente. Il fatto politico è che sindaco, vicesindaco e candidato alla presidenza della Regione faranno l’aperitivo su un bene da demolire o acquisire al patrimonio comunale. È assurdo. Come dire: ce ne freghiamo del Tar e degli atti. Non solo non si bloccano i meccanismi, ma si riavviano quelli vecchi di decenni».
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