Lo scontro agita la città tante le critiche al sindaco

Docenti e operatori culturali parlano di censura, la rettrice invoca toni più bassi E a destra si continua a bollare l’invito a Saviano e Zerocalcare come inopportuno
L’AQUILA. Dagli studenti ai professori, la contrapposizione Biondi-Barbagallo agita la città. «Abbassiamo i toni», è l’appello che arriva dalla rettrice uscente, Paola Inverardi, che è componente del comitato dei 5 esperti che deve valutare la programmazione del Decennale. «Il sindaco ha tutta la facoltà di esprimere la sua opinione in un’ottica di trasparenza. Un’opinione che, però, non dev’essere condizionante. È sicuramente auspicabile un corretto rapporto tra i soggetti e che le loro opinioni siano trasparenti, ma, volendo fare un parallelo con il mondo accademico», aggiunge Inverardi, «per me sarebbe inconcepibile che chi è detentore di un progetto di ricerca poi debba darne conto ad altri».
Per il critico e storico dell’arte Antonio Gasbarrini «guai se la politica interferisse con la cultura. Quando c’è il responsabile di un evento, questo se ne assume tutte le responsabilità. Mi sembra che gli interventi da parte delle istituzioni siano inopportuni».
«Personalmente, mi piacerebbe poter ascoltare Roberto Saviano, ma questo non interferisce con il fatto che capisco entrambe le posizioni. Credo, però», dice il docente dell’Università dell’Aquila Alfonso Forgione, «che lo scalpore che si è generato sia esagerato». Marcello Foti, direttore del Centro sperimentale di cinematografia dell’Aquila, aggiunge: «Da cittadino ritengo che la cultura non possa avere limiti, altrimenti diventa censura. È come se noi escludessimo alcuni registi. La cultura non ammette una cernita preventiva». Anche il mondo degli studenti segue il dibattito. Il giovane studente di Ingegneria Davide Di Pasquale dice: «La politica non dovrebbe mai entrare nelle questioni culturali, ma sappiamo benissimo che ogni fazione tende a evitare personaggi ritenuti “scomodi” purtroppo». Per Tommaso Cotellessa, rappresentante degli studenti del Liceo Cotugno, «Democrazia è che tutti possano essere invitati a un evento culturale, purché rispettino i valori democratici». «O di destra, o di sinistra, Roberto Saviano è un personaggio noto e avrebbe comunque portato lustro alla città», rimarca Davide Napoletano, fino a pochi mesi fa rappresentante del gruppo studentesco “Senza Fili” della facoltà di Economia. Il giovane ricercatore del Gssi, Simone, sottolinea che «se è stata scelta una direttrice artistica e le è stato messo a disposizione un budget, entrare nel merito delle sue scelte fatte rispettando i vincoli di budget è stata un’invasione di campo». Di vera e propria censura parlano i ragazzi del Movimento giovanile della sinistra aquilana. «Pensiamo che Zerocalcare e Saviano siano stati censurati da Biondi perché lontani dalle sue idee. Riteniamo, inoltre, che il sindaco abbia offeso la direttrice artistica Barbagallo e l’ideatrice del festival, De Simone», sostiene Lorenzo Rotellini.
D’accordo con il sindaco, invece, è il referente dell’associazione “Save Gran Sasso”, Luigi Faccia. «Ritengo che la presenza di Saviano non sia opportuna per L’Aquila. Che c’entra Gomorra con il sisma dell’Aquila?». Non la pensa in questo modo la chinesiologa Paola Federici: «È inaccettabile che Biondi intervenga sui contenuti del festival e gli dico: caro sindaco, tu non sei il proprietario della città, ma sei il sindaco di tutti, anche di coloro che vogliono conoscere il pensiero di persone lontane dal tuo sentimento politico». Si scatena anche il mondo dei professionisti. Annalisa Taballione, ingegnere, sottolinea che «se la direttrice artistica ha la facoltà di nominare chi vuole, nessuno può intromettersi». Per Gianpaolo Ciccozzi, direttore di banca, «i fondi vengono dal ministero e, dunque, il Comune deve solo trasferirli ai vari soggetti coinvolti nel festival e non deve intromettersi politicamente». La docente e musicista, Silvia Randazzo, sostiene che «la verità sta sempre nel mezzo. Le persone non di sinistra purtroppo sono condannate a nascondersi perché ritenute incapaci di capire la cultura...credo che Biondi, in maniera chiassosa, abbia voluto dare voce a questo sentimento». L’ex bancario Franco Taccia fa notare che, forse, «servirebbe un po’ di umiltà da parte di tutti».
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