«Lo Stato ritiri la richiesta dei risarcimenti»

9 Maggio 2017

Cialente scrive a Gentiloni. L’Aquila chiama: la restituzione delle provvisionali è un’ingiustizia

L'AQUILA. «Per il rispetto che si deve portare alle vittime, ai loro familiari e all'intera comunità aquilana, le chiedo di individuare la giusta soluzione che preveda il ritiro della richiesta di restituzione del risarcimento». È il passaggio finale della lunga lettera che il sindaco dell'Aquila, Massimo Cialente, ha inviato ieri al presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni. Toni cordiali, ma decisi, quelli utilizzati da Cialente per sottolineare «l'inadeguatezza della richiesta, pervenuta due giorni fa ai familiari delle vittime del sisma del 2009, di restituzione del risarcimento che era stato disposto dal Tribunale di primo grado. 52 persone», scrive il sindaco, «madri, padri, fratelli e figlie delle vittime del terremoto che la notte del 6 aprile 2009 ha distrutto L'Aquila sono stati citati dalla Presidenza del Consiglio dei ministri, rappresentata dal Procuratore dello Stato, Gianluigi Diodato, per la restituzione delle somme ricevute a titolo di risarcimento». In totale 7 milioni 800mila euro, per 29 delle 309 vittime.
IL PROCESSO. Cialente ha ricostruito tutti i passaggi del processo alla Commissione Grandi rischi «accusata di aver rassicurato molti aquilani che quella notte, nonostante le scosse, decisero di restare nelle proprie case, trovandovi la morte. La commissione, i tecnici e lo Stato erano stati condannati, in primo grado, a risarcire le vittime. La sentenza di primo grado, del giudice Marco Billi», ricorda Cialente, «pronunciata il 22 ottobre 2012 e depositata il 18 gennaio 2013, riconobbe il nesso di causalità tra le rassicurazioni fornite dagli esperti e quelle morti, condannando i sette imputati, Franco Barberi, Bernardo De Bernardinis, Enzo Boschi, Giulio Selvaggi, Gian Michele Calvi, Claudio Eva e Mauro Dolce, a sei anni di reclusione, con interdizione perpetua dai pubblici uffici, e a risarcire le parti civili per quasi 8 milioni di euro, in relazione al decesso di 29 persone e al ferimento di 4. Gli imputati furono condannati anche al pagamento di una provvisionale, un anticipo del risarcimento civile dei danni subiti. Risarcimenti liquidati con immediatezza».
I RISARCIMENTI. Le somme oscillano tra i 200 e i 400mila euro a testa, in base ad un calcolo effettuato in considerazione dell'età della vittima, la professione, il grado di parentela con la parte civile. «Il 6 febbraio 2015», aggiunge Cialente, «la Corte d'Appello ha ribaltato la sentenza di primo grado, assolvendo tutti gli imputati, ad eccezione di De Bernardinis. Non è stato più riconosciuto, inoltre, il nesso tra le rassicurazioni effettuate e i decessi. Il 30 giugno scorso la Presidenza del Consiglio ha messo in mora i parenti delle vittime, diffidandoli a restituire i risarcimenti incassati. Il 5 settembre le parti civili hanno presentato ricorso e sono state citate in giudizio, con udienza già fissata per il prossimo 24 luglio». Lo Stato chiede di «accertare, riconoscere e dichiarare quelle somme prive di giustificazione causale».
ANNULLARE LA RICHIESTA. La lettera al presidente del Consiglio, Gentiloni si conclude con la richiesta «di annullare la restituzione del risarcimento, alla luce della tragicità degli accadimenti dell'aprile 2009, della complessità del Processo Grandi rischi e per il rispetto che si deve portare alle vittime, ai loro familiari e alla comunità aquilana».
L'AQUILA CHIAMA. Sulla vicenda è intervenuta anche “L'Aquila chiama”: «Lo Stato ha inteso risarcire le abitazioni, le proprietà, i puntellamenti, persino i traslochi, ma non ha ammesso alcun riconoscimento, neppure simbolico, ai parenti delle vittime e alla città intera, per la perdita di 309 vite. Sarebbero state un conforto», dicono i rappresentanti della coalizione civica, «anche solo le scuse per la mancata prevenzione, per la negligenza con cui uomini di Stato hanno rassicurato la popolazione, per i ritardi nella messa in sicurezza degli edifici a rischio. Invece, è uno Stato che continua a rinnovare incarichi proprio a De Bernardinis, ritenuto responsabile per negligenza anche dalla giustizia penale e di recente rinominato a capo dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale. Uno Stato che continua ipocritamente a sfilare all'indomani di tutte le tragedie, che investe briciole in prevenzione e messa in sicurezza privilegiando le grandi opere».
L'Aquila chiama incalza: «Nemmeno l'amministrazione ha avuto il coraggio, la sensibilità e l'orgoglio di schierarsi con forza a fianco delle famiglie delle vittime. Il gonfalone del Comune non è mai stato presente nei tribunali a condividere la richiesta che lo Stato riconoscesse le proprie responsabilità nella nostra tragedia: per città della memoria intendiamo non solo la necessità di investire in prevenzione e sicurezza, per onorare le vittime del 2009, ma una città fondata sulla consapevolezza di quanto accaduto e sul riconoscimento delle responsabilità di tutti. Perché quello che è successo non accada mai più».
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