Lo storico Pitoni ai candidati: «Vi servono questi requisiti»
Dopo ventisei anni di volontaria assenza dal proscenio comunale, sento la necessità, in qualità di cittadino elettore, di segnalare i requisiti che dovrebbero possedere gli aspiranti sindaci,...
Dopo ventisei anni di volontaria assenza dal proscenio comunale, sento la necessità, in qualità di cittadino elettore, di segnalare i requisiti che dovrebbero possedere gli aspiranti sindaci, assessori e consiglieri. Scrivo ora che i candidati ufficiali ancora si ignorano e nessuno, dunque, potrebbe lagnarsi se le mie idee non fossero condivise. Da premettere che non ho nulla da insegnare e sono lontano da frasi come “ai tempi miei…” oppure “si stava meglio quando si stava peggio...”. La Casa comunale non è un ospizio per “ruminanti” della politica e il consigliere deve svolgere una delicata funzione la cui importanza non può essere paragonata a quella di un paraffo posto alla fine di una firma. Le adunanze consigliari non sono assemblee di “sicofanti” pronti a vendere o appropriarsi di fichi secchi e neanche riunioni di “mandarini” che godono di privilegi e si comportano in modo poco specchiato. Essi, insomma, non possono e non devono rappresentare “polene” utili solamente a decorare la “navicella” municipale. Nessuno è in possesso di panacee capaci di rimediare a ogni male e tutti devono concorrere, anche se su posizioni a volte contrastanti, a trovare soluzioni capaci di risolvere i vecchi e i nuovi problemi della città: in definitiva è necessario realizzare una specie di “sincretismo” amministrativo, unione e fusione di posizioni apparentemente poco conciliabili ma che possono e devono essere attuate in vista del raggiungimento di obiettivi comuni nell’interesse della collettività.
Il sindaco non è un autocrate possessore di primazia infinita che, ammantato di penne di pavone o indossando un rutilante vestito, può decidere in modo solitario i destini di una città: solo i podestà tentavano di fare ciò ma anche loro, come talvolta accadeva, potevano essere rimossi perché sottoposti al superiore giudizio del prefetto. Egli non deve essere affetto dalla “sindrome napoleonica” per effetto della quale è dispotico soprattutto verso i deboli, i quali - invece – assieme a tutti gli altri dovrebbero esprimere liberamente le proprie opinioni per concorrere alla soluzione dei problemi. L’assessore non può essere e neanche soltanto apparire come il “palafreniere”, ammantato di livrea, che procede alla staffa del signore (sindaco) seduto sulla carrozza (peggio se carrozzone) comunale. Egli deve avere con il capo dell’amministrazione un rapporto di costante e fattiva collaborazione da non confondersi con una relazione di tipo ancillare e non deve temere di essere estromesso dalla delicata funzione che il sindaco in precedenza gli ha attribuito.
Il consigliere mai dovrà essere un cospiratore che trama in vista di possibili capovolgimenti di equilibri che il cittadino ha democraticamente deciso attraverso il voto. Nessuna “consorteria” o fazione politica deve essere organizzata nell’intento di favorire, “lecitamente o illecitamente, gli interessi particolari anche a detrimento di altri interessi o del bene pubblico”.
Se ci si uniformasse alle indicazioni che ho espresso si avrebbe la soluzione per i ricorrenti mali di cui soffre la città? No, non è sufficiente, perché si deve quotidianamente essere spronati dalla consapevolezza che il fine verso cui l’amministratore deve sempre tendere è il bene pubblico e che i cittadini elettori giudicano, promuovono o respingono.
(* storico ed ex vicesindaco)

