Locali della movida vuoti In tanti a rischio chiusura

22 Ottobre 2020

Il grido dei titolari: «Il coprifuoco è superato, qui già adesso non viene nessuno» De Luca: zero clienti in un giorno, mai successo prima. Tresca: crollo fino all’80%  

L’AQUILA . «Per la prima volta da quando faccio questo lavoro, lunedì scorso, nel mio locale, non è entrato nessuno. Zero clienti. Non mi era mai successo». A parlare è Maurizio De Luca, proprietario della Fenice, enoteca-ristorante tra le più rinomate del centro storico. «Sto valutando se chiudere e riaprire direttamente a primavera. Ho tre dipendenti, questa situazione è insostenibile». Quello di De Luca non è uno sfogo isolato. È un grido d’allarme condiviso da tutti i titolari di bar, pub e ristoranti del centro. Di fronte alla ripresa virulenta dell’epidemia, il governo ha emanato, domenica scorsa, un Dpcm che dà ai sindaci la facoltà di chiudere alle 21 determinate zone, per lo più quelle popolate da locali dove ci sono più possibilità che possano verificarsi assembramenti. Ma a sentire gli esercenti, il provvedimento e quindi anche i possibili coprifuoco che potrebbero derivarne, è inutile perché già ampiamente superato dai fatti. «Non c’è più nessun assembramento perché non esce più nessuno», osserva Daniele Stratta, che con il fratello Davide gestisce il ristorante Garibaldi in piazza Chiarino. «Da parte dell’amministrazione non mi risulta esserci alcuna volontà di imporre chiusure anticipate. Comunque non è corretto, da parte del governo, scaricare sugli enti locali questa responsabilità senza contestualmente prevedere forme, anche minime, di ristoro dei danni». È un lockdown mascherato, dicono in sostanza tutti i ristoratori. Ma questa volta, a differenza della scorsa primavera, non ci sono misure di sostegno. «Non che si siano visti tutti questi soldi», afferma De Luca, «anzi, siamo stati presi in giro con gli annunci sulla potenza di fuoco del famoso bazooka. Ma questa strategia è fallimentare, le nuove regole di ingaggio sono surreali. Lavorare così è mortificante, sarà un’ecatombe. Evidentemente allo Stato non interessa che migliaia di aziende falliranno né che entreranno nelle casse pubbliche tantissime risorse in meno».
«La città è vuota, sembra di essere tornati a tanti anni fa», racconta Antonello Tresca, titolare, insieme a Fabio Ludovici, del Vermuttino, cocktail bar a piazza Regina Margherita. «Abbiamo avuto un crollo della clientela del 60-80%, così non riusciamo a coprire nemmeno i costi di gestione. Non voglio mettere i miei dipendenti in cassa integrazione, ma non so quanto a lungo riusciremo a tenere botta, perché parliamo di un problema che non svanirà nel giro di qualche settimana e forse nemmeno nel giro di qualche mese. C’è troppa paura, lo vedo negli occhi delle persone che serviamo e questo non va bene, perché non è con la paura che supereremo questa situazione. C’è stata una demonizzazione dei locali, come c’era stata quella dei runner, come se fossero i nuovi luoghi di diffusione del contagio quando non è così».
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