«Ludopatia, ecco come ne sono uscito»

Il racconto di un pratolano: avevo trascurato lavoro e famiglia, ma poi mi sono fatto aiutare
PRATOLA PELIGNA. Il pericolo per tanti giocatori incalliti si chiama ludopatia. Si tratta di una vera e propria dipendenza che si può sviluppare in modo quasi del tutto inconsapevole. A raccontare la sua storia è Mario, nome di fantasia, dietro il quale c’è un lettore di Pratola Peligna che ha deciso di raccontare la sua storia. «È cominciata senza che me accorgessi», dice Mario, che ha contattato la redazione del Centro dopo aver letto l’articolo sull’enorme volume di scommesse a Pratola Peligna. «Giocavo come fanno in molti. Ad esempio prendevo un “Gratta e Vinci” dopo aver preso le sigarette, oppure una puntatina alla macchinetta con il resto dell’aperitivo. Poi, però, queste abitudini sono diventate troppo insistenti e piano piano mi sono ritrovato a pensare solo al gioco. Puntavo e tentavo la fortuna su tutto, dal Lotto ai giochi che si acquistano nelle ricevitorie e a quelli che sono presenti nei bar». Un racconto simile a quello di molti altri giocatori, ma poi, per Mario, non era ancora arrivato il fondo. «Ho cominciato a trascurare il lavoro, prendevo scuse con gli amici e con i familiari pur di staccarmi da tutto e andare a giocare. In poco tempo sono iniziati i problemi economici e sul posto di lavoro. Solo in questo momento, e per fortuna, mi sono accorto che mi dovevo far aiutare». Una scelta portata avanti non senza difficoltà ammettendo anche coi parenti le perdite economiche subite e le problematiche lavorative. «Mi sono curato e non è stato per niente facile», conclude Mario. «Oggi sto bene, anche se devo stare sempre attento. Invito tutti quelli che giocano a farsi delle domande, a provare per quanto tempo riescono a stare senza scommettere e giocare. Se non riuscite a stare lontani da certe abitudini fatevi aiutare: non pensate di potercela fare da soli». (f.c.)
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