Ma in 5mila fanno lezione nei moduli provvisori

Il Pd: serve un piano e sono diverse le strutture per le quali non c’è neanche il sito Prosperococco: ritardi inaccettabili, per molti edifici restiamo in alto mare
L’AQUILA. Oltre 5 mila studenti aquilani, la metà della popolazione scolastica complessiva, ad undici anni dal sisma sono ancora ospitati nei 36 Moduli scolastici provvisori (Musp) allestiti a settembre 2009. Strutture che avrebbero dovuto avere una durata temporanea, non più di 4-5 anni, ma che ad oggi costituiscono i soli spazi dove migliaia di ragazzi possono fare lezione. Un problema rimarcato dal Pd aquilano nel giorno dell’inaugurazione della scuola Mariele Ventre, e dal rappresentante del Comitato scuole sicure, Massimo Prosperococco. Insomma, visti i dati, c’è poco da esultare per un taglio del nastro che arriva a più di un decennio dal terremoto e con le scuole danneggiate tutte ancora da ricostruire.
MANCA UN PIANO. «Occorre rilevare come, ancora oggi, non esista un piano di edilizia scolastica complessivamente definito, con diverse scuole per le quali non è stato ancora individuato un sito su cui poter essere ricostruite», affermano la segretaria cittadina del Pd, Emanuela Di Giovambattista e il capogruppo in consiglio comunale, Stefano Palumbo, «un piano da definire velocemente e, soprattutto, secondo una visione urbanistica che, ad esempio, preveda dentro le mura cittadine la presenza di almeno una scuola per ogni ordine e grado, come leva per il ripopolamento del nostro centro storico. Adesso le amministrazioni locali hanno tutti gli strumenti e i fondi necessari per imprimere un’accelerazione decisiva al processo ed evitare di attendere altro tempo per vedere le nostre scuole ricostruite e a servizio degli studenti e di tutta la comunità».
TROPPI ANNI. «Ieri», evidenziano Di Giovanbattista e Palumbo, «è stata riconsegnata alla comunità la scuola Mariele Ventre, dopo l’inaugurazione, a settembre, di quella di Arischia. Entrambe sono state pensate e appaltate grazie alla determinazione dell’allora assessore, Maurizio Capri, ma hanno scontato le farraginosità e le lungaggini delle norme che regolano i lavori pubblici. Oggi, anche grazie alle nostre battaglie, quelle regole sono cambiate. Nel 2016, grazie al governo Gentiloni fu prevista la procedura derogatoria per gli appalti delle scuole che consentiva al Comune dell’Aquila, tramite accordo con il Provveditorato alle Opere pubbliche e l’Anac, di semplificare e ridurre i tempi. Con il decreto legge Scuola, varato a primavera dello scorso anno, sono stati attribuiti ai sindaci e ai presidenti di Provincia i poteri commissariali per la realizzazione di interventi di edilizia scolastica». Per il Pd, non ci sono più alibi per non procedere speditamente.
«RITARDI INACCETTABILI». Prosperococco tira le somme: su circa 11mila studenti aquilani che frequentano le scuole pubbliche, oltre la metà fa lezione nei Musp. Un problema trasversale, che va dalla scuola dell’infanzia alla primaria e alla secondaria di primo e secondo grado. E che investe, di riflesso, il Comune e la Provincia, che hanno competenza sulle strutture. «La situazione è migliorata leggermente di recente», evidenzia Prosperococco, «ma non si conosce ancora la destinazione futura di molte scuole, dalla De Amicis, alla Carducci, la scuola di Sassa, la Mazzini e il Cotugno, con l’edificio di Pettino che è stato sgomberato a fine 2017 per lavori di ristrutturazione, che sarebbero dovuti durare pochi mesi, e che è ancora uno “spezzatino” con i diversi indirizzi dislocati in numerose sedi. Anche per la De Amicis c’è un punto interrogativo con una prima ipotesi di collocazione nel polo che sarebbe dovuto sorgere all’interno dell’ex caserma Rossi e una seconda valutazione che ha dato priorità all’ex ospedale di Collemaggio. Dal Comune alla Provincia, per molte scuole siamo ancora in alto mare: i cantieri delle progettazioni in fase avanzata non saranno consegnati prima di 4-5 anni». (m.p.)
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