Ma la difesa obietta: ordinanza piena di dubbi

E un malore improvviso uccide il padre dell’indagato a soli 62 anni, oggi funerali nella chiesa di San Sisto
L’AQUILA. Le accuse sono pesanti, ma tutte da dimostrare, come osserva lo stesso avvocato Gianluca Racano, che assiste il giovane aquilano. Il legale non intende entrare più di tanto nei dettagli, considerandolo prematuro, ma prende comunque posizione.
«L’ordinanza stessa è piena di dubbi», osserva, «comunque ci andrei davvero piano a parlare di stupro visto che ci sono tante zone grigie da approfondire e comportamenti da interpretare. E poi occorre esaminare bene tutti gli atti prima di fare valutazioni appropriate».
Per una malaugurata e tragica fatalità, la notifica del provvedimento adottato dal giudice Roberto Ferrari è giunta nello stesso giorno della improvvisa morte, per un malore, del padre del ragazzo, Bruno Coletti, che aveva solo 62 anni. I funerali saranno celebrati oggi alle 15 nella chiesa parrocchiale di San Sisto.
A prescindere da questa vicenda, per la quale la giustizia farà il suo corso, nell’Aquilano i casi di violenze alle donne, dagli abusi sessuali agli atti persecutori, fino ai maltrattamenti in famiglia sono parecchi.
Al riguardo, pochi mesi fa, in occasione della ricorrenza dei dieci anni di attività del Centro Antiviolenza dell’Aquila “Donatella Tellini” la responsabile, l’avvocato Simona Giannangeli, aveva fornito delle cifre abbastanza allarmanti.
«In 10 anni», ebbe a dire Giannangeli durante un incontro pubblico, «il Centro antiviolenza dell’Aquila ha accolto, prestando loro ascolto, aiuto e supporto psicologico e spesso anche assistenza legale, circa 450 donne. In oltre la metà dei casi, le segnalazioni hanno avuto anche un seguito a livello legale e dal Centro antiviolenza sono andate a finire in tribunale».
«In questi anni le operatrici del centro», aggiunse, «hanno imparato che il fenomeno della violenza sulle donne non riguarda solo determinate fasce sociali, ma è trasversale ai ceti e alle classi (con una significativa presenza di donne provenienti da ambienti borghesi medio-alti). Né tantomeno interessa solo gli stranieri: al contrario, nella maggior parte dei casi trattati dal Centro, gli autori delle violenze erano italiani». Molte di queste storie si sono protratte per anni proprio per la paura delle donne di restare sole una volta presentata la denuncia.
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