Macellaio morto, scagionato il chirurgo

24 Giugno 2023

Lo storico negoziante Corazzini operato a Popoli e poi trasferito a Pescara: colpa medica esclusa

SULMONA. Un semplice intervento chirurgico aveva avuto delle complicazioni fino a causarne il decesso. Per i parenti le responsabilità del decesso erano tutte da addebitare al medico che lo aveva operato. Di diverso avviso il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Pescara Nicola Colantonio, che dopo aver esaminato gli atti dell'inchiesta e anche dopo la richiesta di archiviazione formulata dalla Procura, ha stabilito che non vi fu alcuna imperizia da parte di Marco Basile, il medico chirurgo che l’aveva operato, unico indagato nella vicenda.
La storia è quella di Maurizio Corazzini, conosciutissimo macellaio di Sulmona, morto a 59 anni, nell’ospedale Spirito Santo di Pescara, dov’era stato trasferito da quello di Popoli. Il gip ha quindi scagionato Basile, che era stato iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di reato di omicidio colposo. Corazzini aveva il suo negozio di macelleria in via Dorrucci, e per eliminare un fastidioso prurito si era sottoposto a un intervento chirurgico per l’asportazione di tre polipi. Un intervento che era perfettamente riuscito. Senonché, a due giorni dalle dimissioni dall’ospedale di Popoli, ha iniziato ad accusare dei forti dolori all'addome che lo hanno indotto a tornare di nuovo in ospedale per farsi controllare. Le sue condizioni sono però via via peggiorate tanto da essere trasferito d’urgenza all’ospedale di Pescara dove il macellaio è morto per setticemia. Un’infezione che, secondo la famiglia che aveva presentato una denuncia sulla vicenda, poteva essere legata all’imperizia dei medici che lo avevano operato e quindi di Basile. L’ipotesi formulata dalla famiglia era che la sonda utilizzata per l’eliminazione del polipo avrebbe causato danni all’intestino e quindi le altre conseguenze fino alla morte del paziente. Da qui la riesumazione della salma e gli accertamenti medico-legali. Ma i risultati non hanno portato a rilevare una responsabilità diretta del medico. Tanto che anche la Procura ha chiesto l’archiviazione del procedimento. Ora la famiglia, tramite l’avvocato Alessandro Margiotta che sta seguendo il caso fin dall’inizio, ha deciso di percorrere la strada del risarcimento civile, perché, secondo i familiari, è chiaro che nel repentino aggravamento delle condizioni di Corazzini, culminato con il suo decesso, vi siano chiare responsabilità della struttura ospedaliera e quindi dell’Asl.
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