Macellaio suicida, la famiglia non molla

Al vaglio della Procura dell’Aquila un nuovo esposto: «Scelse di morire perché vittima di mobbing»
L’AQUILA. I familiari del macellaio Franco Eleuteri, morto suicida nel 2017, non si arrendono.
E dopo che la Procura reatina ha archiviato il caso, nello scorso ottobre hanno presentato un altro esposto alla Procura dell’Aquila per istigazione al suicidio per mobbing.
La denuncia è firmata dalla moglie di Eleuteri, Marina Alberti e dai suoi tre figli, ed è stata redatta dall’avvocato reatino Riziero Angeletti.
Negli atti del procedimento, per ora contro ignoti, si sostiene che l’uomo, dipendente di Carrefour dove lavorava come caporeparto, si sarebbe tolto la vita in seguito a una serie di vessazioni sul posto di lavoro. Non ultimo il trasferimento, secondo i ricorrenti, immotivato, dalla sede di via Savini a quella di via Vicentini.
Secondo quanto contenuto nella denuncia ci sarebbero tre testimonianze decisive che potrebbero far girare dalla parte dei ricorrenti l’esito delle indagini visto che quanto affermato dai testimoni coinciderebbe con le loro asserzioni.
La moglie della vittima si è decisa ha presentare la seconda denuncia penale dopo che i tentativi di contatto con i legali della multinazionale francese non hanno avuto esito. La stessa ha inviato una serie di lettere anche all’ambasciata transalpina e ai vari responsabili dell’azienda. I provvedimenti adottati dopo la tragedia, non sono stati adeguati, secondo i parenti della vittima, a cominciare dal licenziamento di un dirigente che, a loro avviso, non aveva alcuna responsabilità in quanto accaduto, semmai è sempre stato vicino alla famiglia. Comunque la figura di Eleuteri è ancora molto viva nel ricordo dei clienti del supermercato e di alcuni colleghi. Infatti il 29 maggio scorso, nell’anniversario della morte, è stato osservato un minuto di silenzio nel punto vendita di via Savini.(g.g.)
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