Mafia nigeriana Arrestato altro uomo del clan
L’AQUILA. Arrestato a Napoli uno dei presunti componenti del clan Black Axe della cosiddetta mafia nigeriana che aveva la sua centrale organizzativa all’Aquila. Si tratta del 38enne Godspower...
L’AQUILA. Arrestato a Napoli uno dei presunti componenti del clan Black Axe della cosiddetta mafia nigeriana che aveva la sua centrale organizzativa all’Aquila. Si tratta del 38enne Godspower Ighoyiwi, residente a Qualiano, bloccato dai carabinieri in esecuzione di un provvedimento emesso dal gip del tribunale aquilano. Il nigeriano è ritenuto gravemente indiziato di reati relativi a frodi informatiche di diversa natura, spaccio di droga e riciclaggio che sarebbero riconducibili all’organizzazione criminale smantellata nel corso dell’inchiesta partita dal capoluogo abruzzese.
Il 38enne è stato fermato per un controllo nel quartiere partenopeo di San Carlo Arena, mentre era in auto con un connazionale, e successivamente portato nel carcere di Secondigliano . L’inchiesta, denominata “Hello Bross”, è sfociata dell’ordinanza del gip Guendalina Buccella con 30 arresti e 25 perquisizioni a carico di altrettanti appartenenti al gruppo italiano di Black Axe. Per tutti è scattata l’accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso finalizzata a reati descritti in cento capi di imputazione, dei quali 70 rientranti nel cosiddetto cybercrimine, comprese truffe su vendite online e tramite l’uso di criptovalute. A tenere i fili del gruppo, che faceva riferimento alla casa madre in Africa, era il 35enne nigeriano Solomon Obaseki noto con i soprannomi di Seki o Titus. Da un anno e mezzo si era stabilito all’Aquila e in città aveva una dozzina di collaboratori, tutti indagati, che venivano utilizzati come corrieri della droga, destinatari di beni da riciclare acquistati tramite frodi online o mendicanti agli ingressi dei supermercati. Il capo dell’articolazione italiana del clan, stando a quanto riferito dalla Questura, che ha condotto le indagini coordinate dal procuratore Michele Renzo dal pm Stefano Gallo, era sbarcato a Pozzallo nel 2014 proveniente dalla Libia. Il primo centro di accoglienza che l’ha ospitato era all’Aquila. Per un breve periodo il boss si è trasferito a Reggio Emilia per poi fare ritorno nel capoluogo abruzzese, scelto come sede operativa probabilmente per la vicinanza a Roma.

