Mai riaperta la chiesa sistemata dai russi

21 Dicembre 2022

Nuovo grido di dolore da San Gregorio e dal parroco Marcocci. Si sospettano danni da infiltrazioni

L’AQUILA. Il 6 aprile del 2009 la chiesa della frazione aquilana di San Gregorio fu completamente distrutta dal terremoto. Diventò uno dei simboli del sisma, tanto che la Russia decise di intervenire finanziandone la ricostruzione insieme a Palazzo Ardinghelli, oggi sede del Maxxi. I soldi arrivarono, il Segretariato regionale del ministero della Cultura appaltò i lavori e l’edificio sacro fu ricostruito ma, e sono passati più di sei anni, non è stato mai aperto.
Oggi da San Gregorio si leva un nuovo grido di dolore sia da parte del parroco don Domenico Marcocci che degli abitanti. Le piogge, in particolare quelle dei giorni scorsi, hanno fatto accumulare davanti alla porta principale fango e detriti di vario genere che qualche mano volonterosa ha rimosso per evitare danni ulteriori al legno. Ma non solo. L’acqua potrebbe essere penetrata all’interno, considerato pure che ci sono due finestre semiaperte. Il parroco non ha le chiavi per entrare e verificare quello che è accaduto. Giusto un anno fa sembrava essersi aperto uno spiraglio. Infatti, anche su sollecitazione del sindaco Pierluigi Biondi, dal Segretariato fecero sapere che «l’intervento di completamento della chiesa di San Gregorio Magno è stato inserito nell’elenco delle proposte ammissibili ai finanziamenti del ministero della Cultura, relativamente alla Programmazione triennale ordinaria dei lavori pubblici con un importo pari a 150mila euro (80mila euro per l’annualità 2022 e 70mila per il 2023)».
CHE MANCA
Secondo quanto afferma un cittadino, Domenico Cinque, che ha seguito insieme al parroco da vicino la vicenda, all’interno della chiesa manca l’altare maggiore per le celebrazioni e, dice Cinque «non ci sono neanche l’altare della cappella feriale, i cinque pilastri per le statue e non è stato ricostruito l’altare del Rosario, risalente al Seicento, con l’annessa tela, le cui pietre sono tutte conservate. Bisogna poi ricollocare le campane con la relativa apparecchiatura elettronica, manca la croce in ferro battuto sul campanile e le barriere architettoniche non sono state eliminate. Una delle porte, infine, è più bassa del livello stradale, tanto da mettere a rischio, come accaduto, la struttura nei giorni in cui piove abbondantemente».
LA STORIA
«Dal 1200 fino al 1613», si legge in un giornalino parrocchiale «la nostra chiesa consisteva nella sola navata centrale (l’attuale) e terminava ad est con l’abside semicircolare che, purtroppo, ha perduto la visibilità esterna a causa delle successive costruzioni ad essa addossate. L’interno si presentava così: sotto l’attuale arco trionfale era costruito un muro divisorio tra il corpo della chiesa e l’abside, così la chiesa era di forma rettangolare e l’abside fungeva da deposito o sacrestia (le navate laterali non esistevano). L’altare maggiore era costruito a ridosso del muro divisorio e occupava lo spazio fin quasi a raggiungere i primi due pilastri laterali. Sopra a questo altare troneggiava l’immagine di San Gregorio in cattedra che era sicuramente intera, con tutte le cromie e gli ori originali, e doveva essere non solo bella ma anche solenne ed emozionante”.
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