Mamma senza casa va a dormire nel palazzo comunale

22 Maggio 2015

Sfrattata dall’alloggio in cui viveva con la figlia la donna si è accampata accanto all’aula consiliare

SULMONA. Dorme in Comune da ieri una donna sulmonese che è stata sfrattata dall’appartamento in cui viveva. La 45enne, con una figlia ospite a turno da parenti e amici, si è presentata mercoledì sera al presidio civico territoriale pro punto nascita, chiedendo ospitalità nella stanzetta-dormitorio di fianco all’aula consiliare. La donna, dopo un’esperienza lavorativa in Inghilterra, è tornata in Italia per riavvicinarsi alla sua famiglia, ma la chiusura del call center per il quale lavorava l’ha lasciata sul lastrico.

Le utenze di luce, gas e acqua staccate e poi qualche notte in auto prima di chiedere aiuto a parenti e amici. Fino ad una nuova collaborazione ritrovata a fatica in un’altra azienda sulmonese di telecomunicazioni e l’occupazione simbolica del Comune per ottenere una casa e poter ripartire dignitosamente. Così, in attesa di ricevere una risposta dalle istituzioni, ha deciso di accamparsi dietro l’aula consiliare, insieme agli attivisti del presidio civico. La protesta dovrebbe andare avanti finché la donna non riceverà una casa dove vivere. «Ho perso il lavoro da circa un anno e sto aspettando ancora da dicembre 2014 gli assegni di cassa integrazione», racconta Teresa. «A febbraio, poi, mi hanno staccato le utenze. Da allora ho iniziato il mio pellegrinaggio negli uffici comunali. Sono prima andata dalle assistenti sociali e poi dal segretario comunale, che ha accertato la veridicità del mio racconto».

Ma la donna non si arrende e si dice pronta ad iniziare la sua personale battaglia. «Mi sono sentita abbandonata dalle istituzioni», continua Teresa, «sto chiedendo da mesi una mano concreta per ottenere una casa e poter rimettermi in carreggiata senza dover pietire nulla. Mi è stato detto più e più volte che avrebbero trovato una soluzione, ma per ora non c’è nulla e allora ho deciso di venire a dormire qui». Si è già occupato del suo caso l’assessore al Sociale Nicola D’Alessandro, che pur disponibile a darle una mano, usa prudenza per non creare un precedente rischioso, considerati i tanti casi di disperazione di cui gli uffici comunali si occupano ogni giorno. «La donna ha ottenuto un contributo da Comune», fa sapere D’Alessandro, «perché non aveva la possibilità di provvedere a se e a sua figlia, non potendo trovare un nuovo alloggio in affitto, né potendo pagare le bollette o la spesa quotidiana per mangiare. La sua richiesta di ottenere una casa parcheggio, invece, potrebbe esporre il Comune al rischio di favoritismo. Le situazioni come quelle della signora sono tantissime, ogni giorno ricevo qualcuno che mi chiede contributi o una casa dopo aver perso il lavoro. Certo, per queste cose ci sono graduatorie pubbliche e turni da rispettare, anche perché non ci sono case libere e quelle che stiamo recuperando sono da ristrutturare. L’emergenza abitativa è una realtà in città», conclude l’assessore, «e casi come questo ne sono l’esempio tangibile». Sono anni, infatti, che le graduatorie di assegnazione delle case popolari restano solo su carta per mancanza di alloggi.

Federica Pantano

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