Mamme e vescovo si mobilitano «Salvare l’istituto Sacro Cuore»

Alla superiora provinciale di Silvi Marina viene chiesta l’immediata revoca del decreto di chiusura Si sollecita l’avvio della prima classe e la possibilità per i 150 iscritti di proseguire il ciclo di studi
AVEZZANO. Una lettera per chiedere la revoca del decreto di chiusura dell’istituto Sacro Cuore di Avezzano è stata inviata dai membri del consiglio d’istituto a suor Leda Pieropan, superiora provinciale delle Apostole del Sacro Cuore di Gesù. Anche il vescovo della diocesi dei Marsi, monsignor Pietro Santoro, è pronto a fare altrettanto.
L’obiettivo è convincere le religiose a fare un passo indietro, con la possibilità di trovare una soluzione alternativa alla chiusura dell’istituto (da giugno 2021).
«Ispirandosi alle intenzioni della beata madre Clelia Merloni, la quale si è sempre prodigata verso i piccoli e gli ultimi», hanno scritto i membri del consiglio d’istituto guidati da Clara Cardamone, «chiediamo l’avvio della classe prima primaria e la possibilità per gli alunni già iscritti (150) di poter proseguire fino a concludere il ciclo scolastico della scuola primaria».
Secondo quanto comunicato da suor Leda alle sorelle di Avezzano, a settembre non si potrà formare la classe prima. Nelle zone di montagna il numero minimo per la creazione di una classe è di 10 bambini e seppure solo in 8 per il momento avevano scelto l’Istituto Sacro Cuore i genitori sono convinti che si potrebbe superare senza problemi il tetto previsto dal ministero dell’Istruzione.
«La grave emergenza Covid-19 porterà certamente un gran numero di iscritti presso l’istituto, che risulta a oggi essere l’unico sul territorio a poter rispondere alle esigenze relative alla continuità scolastica in presenza tenuto conto delle difficoltà logistiche delle scuole pubbliche», continuano i genitori, «non possiamo trascurare l’aspetto psicologico che i nostri bambini manifestano giornalmente e il desiderio di tornare ad abbracciare le religiose dell’istituto, le docenti, il preside, e soprattutto, a rientrare uniti e compatti nella sede. Ci affidiamo alla vostra sensibilità e data la situazione chiediamo un urgente riscontro».
Per ora dalla casa madre delle Apostole del Sacro Cuore di Silvi Marina non c’è stata alcuna risposta.
Intanto, in città si rincorrono voci sul futuro riutilizzo dell’Istituto Sacro Cuore, istituto con un secolo di storia, vista anche la sua imponente superficie. Non è escluso che, se si arrivasse alla chiusura definitiva della scuola per l'infanzia e della scuola primaria la struttura potrebbe essere riconvertita in una Rsa per anziani.
Per Veria Perez, presidente provinciale della Federazione italiana scuole materne, il Sacro Cuore «è un pezzo di storia che si chiude. Come sempre siamo vicino alla congregazione e testimoni della loro grande volontà e delle tante soluzioni messe in campo per salvare una storia pedagogica tuttavia le innumerevoli difficoltà affrontate per tutelarla e per far vivere questa realtà nel tempo hanno, come per tante congregazione in tutta l’Italia, portato a una decisione drastica».
«Dobbiamo affermare», riprende la Perez, «che le scuole paritarie non sono state tutelate in questi ultimi dieci anni bensì abbandonate da tanto tempo. La perdita del diritto allo studio, il diminuire continuo di contributi e iscrizione mettono tutti gli enti gestori difronte a questo grande dilemma proseguire un percorso pedagogico di qualità in perdita oppure chiudere. Forse sarebbe opportuno che gli Enti preposti, in questo caso il ministero della pubblica istruzione, le Regioni e la Cei tutelassero prima questo patrimonio rappresentato dalle scuole paritarie per difendere e offrire a tutta la comunità una libertà di scelta».
Il consigliere provinciale di Fratelli d’Italia, Gianluca Alfonsi, l’ex consigliere provinciale di Fd’I Armando Floris e il responsabile regionale di Nazione Futura, Nello Simonelli, chiedono di sapere «se vi è un problema economico» alla base della scelta di chiudere il Sacro Cuore perché in quel caso a loro avviso «vanno valutate le possibili modalità di soluzione. L’istruzione non è un costo ma un investimento, alla pari della sanità».
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