Manager dell’Asl, il Pd ora tenta una mediazione

Alcuni consiglieri comunali: serve un serio professionista, meglio se è aquilano Il sindaco: la sanità sta prendendo strade nuove, solo noi non ce ne accorgiamo
L’AQUILA. Se la politica aquilana si mobilitasse per denunciare le carenze della sanità pubblica come si sta mobilitando per tentare di avere un “amico” ai vertici della Asl forse qualche problema in meno i cittadini – che tutti i giorni frequentano l’ospedale – lo avrebbero. Anche in queste ore è proseguita la “litania” dei comunicati stampa: ma il manager Asl deve essere un medico o no? Deve essere dell’Aquila o di Roccacannuccia? Deve essere un professionista serio o un praticone? Deve essere amico o solo simpatizzante dell’Aquila? Deve tifare rossoblù o può essere anche ultrà biancazzurro?
È su questo che la città in questi giorni di carnevale si sta interrogando mentre in ospedale ci sono ancora ambulatori nei container, la fila al pronto soccorso è in media di otto ore, per una visita specialistica ci vogliono mesi se non addirittura anni, il personale è carente e quindi in affanno, i servizi lasciano a desiderare e chi più ne ha più ne metta. Ma l’importante è ritagliarsi uno spazietto su siti web e carta stampata e così si può trascorrere un bel fine settimana nella villa di campagna o sulle piste da sci con la coscienza a posto: ho parlato, quindi esisto.
E allora vediamo quello che è successo ieri, ennesima puntata della saga sul manager della Asl.
Il sindaco Massimo Cialente su facebook ha preso spunto da alcune dichiarazioni del ministro della sanità Lorenzin la quale ha annunciato che con il sì del Senato alla riforma della pubblica amministrazione passano anche i nuovi criteri per la scelta dei manager di Asl e ospedali. I direttori avranno un loro albo nazionale e le Regioni dovranno sceglierli esclusivamente da lì e se non raggiungeranno e non rispetteranno i target di qualità decadranno automaticamente e lo deciderà la commissione nazionale, non la Regione. Il commento di Cialente: «La sanità italiana ha intrapreso una strada nuova. Vogliamo accorgercene anche all’Aquila?». Il primo cittadino qualche giorno fa aveva detto una cosa inaudita: alla guida della Asl serve un manager preparato che la faccia funzionare, che poi sia o meno un medico o non sia dell’Aquila poco importa. Apriti cielo. Tutti a dargli addosso a partire naturalmente dall’opposizione (e questo si può capire). Per i politici nostrani – in vista delle elezioni comunali del 2017 – avere una sponda ai vertici della Asl fa sempre comodo e quindi lo schieramento “anticialente” è ampio. Anche nel Pd il fronte che dice che il manager Asl deve essere “medico e aquilano” è ben agguerrito . Alcuni consiglieri comunali, ieri hanno però provato a percorrere una sorta di terza via. Tonino De Paolis, Sergio Ianni, Antonio Nardantonio, Alì Salem tutti del Pd hanno scritto: «La scelta del direttore generale Asl dovrà essere il frutto di una ragionata selezione basata su criteri di alte competenze, comprovata esperienza e grande professionalità. Tale figura sarà realmente incisiva in termini di benefici solo se sarà espressione del territorio». Insomma serve un professionista serio, non per forza un medico, e se è dell’Aquila è meglio. Un colpo al cerchio e uno alla botte. E se ne riparla lunedì.

