Manifestazione nelle vie: «Balliamo contro Meloni»

1 Maggio 2023

L’AQUILA. In tanti hanno ballato contro il governo Meloni e il decreto anti-rave, alla “street parade antifascista” andata in scena nei giorni scorsi tra le vie dell’Aquila. «Crediamo sia il momento...

L’AQUILA. In tanti hanno ballato contro il governo Meloni e il decreto anti-rave, alla “street parade antifascista” andata in scena nei giorni scorsi tra le vie dell’Aquila. «Crediamo sia il momento di una lotta libertaria, socialista, ecologista e femminista in cui dobbiamo ben tener presente che ciò che ci unisce e molto più di ciò che ci divide, perché non possiamo permettere di continuare a farci dividere e indietreggiare ancora sul piano dei diritti, mentre smantellano lo stato sociale e ci vogliono morti se non abbiamo i soldi per contrastare la povertà e curarci», si legge in una nota degli organizzatori, che continua come una sorta di manifesto: «Non possiamo più accettare l’attacco alla sanità pubblica universale. Non possiamo accettare che l’istruzione pubblica sia ridotta all’ideologia del merito, come se le condizioni di partenza di ognuno e ognuna fossero le stesse. Non possiamo accettare l’attacco ai poveri tramite l’abolizione del reddito di cittadinanza all’interno di un mercato ultra liberista. Non possiamo accettare di non riuscire più a pagare l’affitto mentre centinaia di case, solo nella nostra città, sono vuote in assenza di una qualsiasi politica sull’abitare che comprenda il diritto alla casa. Non possiamo accettare la politica dei Daspo urbani, che non intercettano minimamente le cause del disagio, ma si preoccupano solo di spostarlo un po’ più in là, in periferia, dove se possibile ci son ancora meno servizi e il terreno è pronto per una guerra tra poveri. Non possiamo accettare quella cultura fascista che gioca con la vita degli esseri umani, lasciandoli in mare in balia delle onde, che inibisce le stesse autorità preposte al salvataggio, mentre invia le Ong nei porti più lontani impedendogli di fare più di un salvataggio alla volta. Non possiamo accettare che si continui a lasciare un’intera generazione nella precarietà più totale, con il ricorso a contratti sempre più a termine. Vogliamo subito un salario minimo. Tassiamo i ricchi, i grandi patrimoni, è l’unico modo per avere più risorse per i servizi».