Mansioni non riconosciute Giudice condanna la Asl
L’Azienda sanitaria dovrà pagare 100mila euro comprese le spese legali Accolto il ricorso di tre addette che hanno svolto attività contabili complesse
L’AQUILA. Il giudice del lavoro ha accolto un ricorso, presentato tramite l’avvocato Carlo Benedetti, di tre addette Asl che avevano chiesto il pagamento di arretrati alcuni risalenti al 1992. In base alla sentenza del giudice l’Azienda sanitaria tra compensi, interessi e spese legali dovrà cacciare 100mila euro. Tutto ruotava intorno alla dimostrazione che le tre dipendenti avessero concretamente svolto operazioni amministrative contabili con autonomia e responsabilità diretta. Secondo il ricorso si tratta di circostanze che hanno trovato «puntuale riscontro l’all’esito della prova testimoniale».
La complessità del ruolo avuto dalle tre ricorrenti, si legge nel ricorso, emerge con chiarezza dalla disposizione resa da una dirigente Asl che rimase in carica fino al 2006. La dottoressa Maria Pia De Rubeis, al riguardo riferì «che una ricorrente si occupava dell’istruttoria delle reversali di incasso riscontrando i titoli in entrata e si occupava della contabilità Iva mediante registrazioni delle fatture».
La seconda ricorrente «si occupava della gestione ordinaria nel senso che dopo avere effettuato io stessa il controllo della legalità degli impegni di spesa, ella provvedeva ad annotare i dodicesimi di competenza su appositi prospetti». La terza ricorrente, infine, «si occupava prevalentemente di entrate e quindi di predisposizione di reversali di incasso. predisponeva in assenza dell’addetto i mandati di pagamento dei medici generici, delle guardie mediche, di altro personale e dei farmacisti». Sempre secondo il ricorso altre testimonianze hanno confermato come le ricorrenti svolgessero le mansioni di assistente amministrativo.
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