Marciapiedi come la Parigi-Dakar

Il viaggio “odissea” con una mamma e il suo bambino nel passeggino per le strade di Avezzano
AVEZZANO.
Marciapiedi come trappole, pieni di detriti, asfalto sollevato o scheggiato. Passaggi pedonali inesistenti che rendono pericoloso e quasi impossibile il trasferimento da un marciapiede all’altro. Il nostro viaggio ad Avezzano, in compagnia di una mamma con il suo bambino nel passeggino, inizia in via Eleuterio Di Gianfilippo (ex via Salto), a due passi dalla scuola materna Montessori. Le ruote si inceppano e a malapena il passeggino riesce a salire sui rialzi che si trovano in prossimità degli ingressi nelle aree private. Non va meglio se tentiamo di raggiungere via Corradini. Tra un marciapiede e l’altro, in corrispondenza delle strisce pedonali, non ci sono passaggi. Arriva la pioggia e con l’ombrello la mamma si ritrova la disponibilità di una sola mano per spingere il passeggino. Raggiungiamo piazza Torlonia. Nell’area pedonale di fronte al parco Arssa ci sono alberi molto alti. Davanti allo stabile che ospitava una volta il commissariato, le radici hanno sfondato la pavimentazione. Giriamo l’angolo. Il marciapiede su via Roma si restringe e l’asfalto è sollevato. «D’estate la situazione è anche peggiore» commenta la mamma, «le ruote rimangono attaccate e si formano delle grosse bolle. È come se portassimo i bambini sulla giostra Tagadà».
Decidiamo allora di risalire in auto e raggiungere la pineta. All’altezza di via Liguria incontriamo un disabile in carrozzina. Il marciapiede è solo su un lato della carreggiata ed è pieno di buche. Non ci sale e con la carrozzina percorre la strada tra le auto che lo sorpassano pericolosamente a tutta velocità. Parcheggiamo.
In via don Minzoni sono racchiusi tutti i paradossi di una città che pare non voglia regalare neanche la serenità di una passeggiata a una mamma con il passeggino o a un disabile in carrozzella. Prima della caserma della polizia locale ci sono delle aste di ferro che sorreggono dei cartelli. Anche qui, tra un marciapiede e l’altro, non ci sono discese e su ogni tratto il passeggino sale e scende solo con l’uso della forza delle gambe che lo sollevano con la leva predisposta sotto lo schienale. Ormai stanche, non ci resta che rincasare. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

