Marelli, il freddo fa risalire la tensione

La Fiom: in fabbrica portelloni e finestre rotte, l’azienda dovrebbe investire sul miglioramento della struttura
SULMONA. La temperatura scende all’interno della fabbrica ma il clima di tensione torna a salire alla Magneti Marelli. I delegati della Fiom-Cgil lo avevano segnalato e avevano chiesto per tempo di verificare il corretto funzionamento degli impianti di riscaldamento e della finestre nei vari reparti dello stabilimento.
Il freddo delle ultime ore, però, ha preceduto ogni azione di controllo e così sono arrivate le assemblee spalmate sui tre turni per parlare proprio del clima ,in senso letterale e figurato, che si respira all’interno della fabbrica. L’assemblea sindacale si terrà oggi per il primo turno dalle 13 alle 14, per il secondo dalle 14 alle 15 e per il terzo dalle 22 alle 23. Le riunioni sono state fissate all’interno dei locali della mensa. Ma all’ordine del giorno figurano anche le questioni relative alla situazione aziendale, al contratto collettivo e agli accordi separate.
«Avevamo “allertato” l’azienda, in vista dell’arrivo imminente del freddo, a cui avevamo chiesto di prodigarsi sul fronte della sistemazione di finestre e portelloni non funzionanti», fanno notare i rappresentanti della Fiom, «martedì sul terzo turno si è verificato che in alcune parti dello stabilimento la temperatura era quasi proibitiva, soprattutto nella zona di carico e scarico del cataforesi (settore verniciatura metalli). Ci siamo subito mossi, ma il problema maggiore erano le finestre senza vetri o quelle rotte meccanicamente. Nel primo e secondo turno di ieri è stata chiamata, dopo le nostre insistenze, una ditta esterna che man mano ha provveduto al ripristino e alla chiusura di quelle finestre ancora aperte o rotte». E puntuale arriva anche la replica della Fiom alle altre organizzazione sindacali che proprio alcuni giorni fa aveva ricordato gli importanti investimenti sul sito produttivo sulmonese.
«Non riusciamo a capire», affermano, «perché mai l’azienda non possa decidere di impiegare parte degli investimenti milionari, recentemente annunciati, per la sistemazione della struttura sede dello stabilimento. Investire nel miglioramento della sede vuol dire tutelare la salute dei lavoratori».
Il problema delle temperature era esploso, ma in questo caso per l’eccessivo caldo patito soprattutto in alcuni reparti dove il termometro aveva raggiunto i 30 gradi, anche durante la scorsa estate. Ii quei giorni di caldo torrido i sindacalisti della Fiom, Alfredo Fegatelli, Pietro Campanella, Elvira De Sanctis e Michele De Palma, avevano minacciato scioperi in caso di mancata soluzione del problema.
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