Marelli, operaio ferito da una foratrice

2 Dicembre 2016

Il suo giubbino si è impigliato nel macchinario, salvato da un collega. La Fiom: «Da anni chiediamo più sicurezza»

SULMONA. Tragedia sfiorata alla Magneti Marelli. Un operaio stava lavorando alla foratrice quando il giubbino della sua divisa si è impigliato al pesante macchinario, finendo sotto le punte che forano i mozzi per il Ducato. L’intervento tempestivo del collega, che ha azionato il pulsante di emergenza per fermare la macchina, ha scongiurato il peggio. L’uomo che ha riportato profonde ferite al braccio e alla mano, è stato portato all’ospedale di Sulmona. Qui, dopo le prime cure, i medici hanno deciso il trasferimento all’Aquila. L’operaio, 46 anni, è residente nella frazione aquilana di Paganica ma è originario di Castelvecchio Subequo. L’incidente sul lavoro ha riacceso le proteste di sindacati e lavoratori all’interno dello stabilimento più grosso del Centro Abruzzo coi suoi 636 lavoratori. Per questo le Rsa della Fiom-Cgil hanno proclamato un’ora di sciopero alla fine di ogni turno per dire: «no all’utilizzo di macchinari pericolosi». L’infortunio è accaduto all’interno del reparto Famar mozzi, che fora e adatta i pezzi per il Ducato che viene assemblato alla Sevel di Atessa. «Da anni segnaliamo la pericolosità di questa linea produttiva», incalza Pietro Campanella della segreteria Fiom Cgil. «Non è tollerabile utilizzare dei macchinari pericolosi mettendo a rischio l’incolumità dei lavoratori. Parliamo di un macchinario obsoleto, su cui sono al minimo le misure di sicurezza ed emergenza. Lo abbiamo più volte segnalato, ma ci viene risposto che non si può fermare la produzione perché alla Sevel aspettano i pezzi da Sulmona».

Dallo stabilimento, intanto, fanno sapere che l’operaio sta meglio e che ha riportato una prognosi di 15 giorni per un trauma all’omero. «A noi risulta che il lavoratore sia ancora in condizioni non buone», aggiunge Campanella, «nel senso che non riesce a muovere il braccio e teme di aver perso parte della sensibilità. Solo il tempo potrà dire quali siano le sue reali condizioni».

«Da anni chiediamo maggiore sicurezza nello stabilimento», tuona il sindacalista, «perché la vita delle persone non può essere meno importante dei livelli produttivi. Per capire quello che andiamo dicendo, basta immaginare un maxi-trapano con circa otto punte che ti perfora braccio e mano, proprio come accaduto all’operaio di Paganica. Continueremo a vigilare sui livelli di precauzione all’interno della fabbrica grazie ai nostri delegati e siamo pronti a organizzare nuove iniziative di protesta se le cose non cambieranno». L’infortunio arriva a pochi mesi da un altro incidente avvenuto sempre nello stesso reparto.

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