Marelli, tensione dopo lo sciopero

Cori degli aderenti alla Cgil contro l’intesa firmata da altri sindacati
SULMONA. Gli operai del turno di notte disertano l’assemblea delle sigle firmatarie del contratto separato tra cori da stadio e urla che riecheggiano all'esterno del piazzale. È altissima la tensione all’interno dello stabilimento della Magneti Marelli, dove l’avvio dei nuovi turni (passati da 15 a 18 a settimana) non riesce ad andare giù ai lavoratori. Per questo, ieri la Fiom Cgil ha organizzato quattro ore di sciopero con assemblee all’esterno dei cancelli alla fine di ogni turno. Partecipazione massiccia per le tute blu sulmonesi sul piede di guerra, pronte ad abbandonare l’iscrizione a Fim-Cisl, Uilm-Uil e Uglm-Ugl. «I carichi di lavoro non sono più sostenibili per il sotto organico», incalza Alfredo Fegatelli, segretario provinciale della Fiom-Cgil, accompagnato da Michele De Palma della segreteria nazionale e Pietro Campanella di quella locale. «Noi vogliamo recuperare il diritto a scioperare», hanno urlato i dipendenti con le tute da lavoro indosso fuori i cancelli della fabbrica, «pretendiamo condizioni migliori». Il malcontento è cresciuto in seguito alla decisione di Fim, Uilm e Uglm di firmare un verbale di accordo che prevede il week end lungo dalle 14 del venerdì alle 22 del lunedì ogni mese e mezzo. Troppo poco per lavoratori e delegati Fiom che hanno dato vita allo sciopero, inaugurando una delle stagioni più calde dello stabilimento che dà lavoro a 636 lavoratori.
«Non è nostra responsabilità se le relazioni industriali all’interno del mondo Fca non vedono la firma di tutte le organizzazioni sindacali», premette Roberto Pizzacalla della Uilm per conto anche delle altre sigle firmatarie, «ribadiamo che è convinzione unanime l’assoluta incapacità gestionale dell’officina». (f.p.)
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