Mari Fiamma: così la città subirà altri pesanti ritardi

25 Settembre 2014

L’AQUILA. «Tira una brutta aria sulla ricostruzione, ancora una volta, e all’orizzonte si prospettano ritardi biblici e penalizzazioni per l’intero comparto economico locale. Mentre è notizia fresca...

L’AQUILA. «Tira una brutta aria sulla ricostruzione, ancora una volta, e all’orizzonte si prospettano ritardi biblici e penalizzazioni per l’intero comparto economico locale. Mentre è notizia fresca che l’Usra, non propriamente un fulmine di guerra nelle approvazioni delle schede parametriche, resta orfano di Paolo Aielli, si prosegue sulla strada della legge che dovrebbe riorganizzare la ricostruzione in modo piuttosto preoccupante». A parlare è Massimiliano Mari Fiamma, segretario di Apindustria, secondo cui «nel primo caso sembra facile prevedere uno scontro al vertice per la sostituzione di un capo dell’Ufficio speciale che – anche se non sempre condiviso ha garantito una certa operatività – non può che provocare altre perdite di tempo. Il secondo e più grave caso, quello della legge sulla ricostruzione, se condotto così come prospettato, invocando i soliti ipocriti totem della legalità e della trasparenza, produrrà effetti decisamente nefasti per l’area cratere. In primo luogo la trasformazione di fatto in appalto pubblico provocherà l’annullamento di tutti gli affidamenti diretti già stabiliti dalle assemblee ma non contrattualizzati, evenienza che non garantirà i proprietari dalla rivalsa in sede legale della ditta già incaricata. Si passerà quindi presumibilmente a stilare un avviso di bando pubblico tipo (chi lo deciderà?) e, dalla successiva fase di pubblicazione, si dovranno attendere 40 giorni al termine dei quali circa 300-350 aziende (è questa la media di partecipazione sul territorio nazionale alle gare pubbliche) risponderanno a ogni singolo aggregato o condominio. A quel punto le assemblee dei proprietari, assumendosene la responsabilità, decideranno l’impresa in base a parametri che oggi nemmeno gli esperti degli uffici tecnici della pubblica amministrazione riescono a governare. Quindi si passerà alla scontata, successiva fase degli accessi agli atti, dei ricorsi degli esclusi e dell’intervento dell’autorità che sarà deputata a dirimere queste vicende, il che comporterà altri 3 o 4 mesi di tempo.A quel punto si potrà procedere agli incarichi votati in assemblea e quindi, dopo 12-18 mesi, tornare esattamente al punto in cui ci si trova oggi. Sarà inoltre impossibile per imprese più piccole accedere ai subappalti perché, come prospettato, anche queste dovranno possedere delle Soa che hanno spesso un costo insostenibile. Nel testo», conclude, «non sembra nemmeno prospettarsi una indispensabile forma di tutela dei pagamenti per tutta la filiera. Come al solito tutto questo sta avvenendo a scapito di un comprensorio martoriato ma non esente da colpe perché non sembra in grado di darsi una classe dirigente che pretenda rispetto e partecipazione ai processi decisionali».

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